La Repubblica romana

La nascita della Res publica

Dal 509 a.C. i patrizi decisero di istituire un nuovo tipo di governo in cui le decisioni venissero prese non da un re, ma da tutti gli abitanti di Roma: tale governo fu chiamato res publica, ossia “cosa pubblica”. Al posto del re furono eletti due consoli, che rimanevano in carica per un solo anno. Accanto a loro venivano eletti, sempre ogni anno, altri magistrati che si occupavano di amministrare la città e il suo territorio. In pratica però nei primi anni della repubblica il potere rimase nelle mani dei patrizi, gli unici che potevano essere eletti consoli e diventare magistrati o senatori. I plebei, ossia tutto il resto della popolazione non appartenente alle famiglie dei patrizi, erano esclusi da qualsiasi decisione politica.

I plebei volevano però partecipare alla vita politica. Così nel 494 a.C. attuarono una sorta di sciopero: si riunirono su un colle fuori dalle mura di Roma, non svolgendo più alcun lavoro e non partecipando al servizio militare. Sarebbero ritornati alla vita normale solo se i patrizi avessero loro concesso di eleggere i propri rappresentanti politici, i tribuni della plebe, e di riunirsi in assemblee formate da soli plebei, i concili della plebe. I patrizi furono costretti ad accettare le loro richieste. Dalla metà del V secolo i plebei ottennero altre concessioni che permisero progressivamente la loro piena partecipazione alla vita politica. Il conflitto tra patrizi e plebei finì nel 367 a.C., quando una legge stabilì che uno dei due consoli dovesse essere plebeo (leggi licinie sestie). In questo modo i plebei riuscirono ad avere libero accesso anche al Senato, dato che i consoli, una volta terminato il loro anno di carica vi entravano di diritto. Ricordiamo però che per accedere al consolato servivano mezzi economici che solo una piccola parte della plebe possedeva.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *