La dinastia Flavia

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Alla morte di Nerone Roma fu travagliata da una violenta guerra civile per la successione. L’anno 68-69 d. C. è conosciuto come anno dei quattro imperatori. Ogni imperatore era appoggiato dal proprio esercito, ma ad avere la meglio fu Vespasiano, primo imperatore di origine plebea e italica, fondatore della dinastia Flavia. Tra le sue doti e i suoi meriti ricordiamo:

  •  Ottimo generale
  • Buon amministratore
  • Concesse il diritto latino alle province occidentali
  • Gli eserciti stanziati nelle province dimostrarono il loro peso decisivo rispetto ai pretoriani (guardie del corpo dell’imperatore)
  • Rafforzò le difese lungo i confini

Successore di Vespasiano fu il figlio Tito che governò soli tre anni (morì per una forte febbre) con la stessa moderazione del padre e si trovò costretto a fronteggiare disastri naturali quali l’incendio di Roma e l’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei, Ercolano e Stabia; domò una grave rivolta a Gerusalemme a seguito della quale fu distrutto il tempio e iniziò la diaspora degli Ebrei.  

Amici, hodie diem perdidi  – “Amici oggi ho perso una giornata” è una celebre frase a lui attribuita, pronunciata al tramonto di una giornata in cui non aveva avuto modo di fare del bene (assistette degli ammalati di malaria tra le tante gesta nobili compiute).

Suo successore fu il fratello Domiziano (sospettato di averlo avvelenato), uomo dispotico che eliminò molti concorrenti con processi sommari, esilii forzati ed esecuzioni capitali. Nel 96 venne eliminato da una congiura.  A Domiziano va comunque il merito di aver aumentato lo stipendio ai soldati e aver ridotto le coltivazioni di viti per convertire i terreni in coltivazioni di cereali e far fronte a eventuali carestie. Il suo posto fu dato a Nerva che dovette giurare di non avviare processi contro i membri del senato.

Con Nerva si apre l’epoca degli imperatori adottivi, che per quasi un secolo sarebbero saliti al trono in quanto indicati dal predecessore attraverso l’adozione nella propria famiglia. Nerva infatti adottò Traiano, generale di origine spagnola e governatore della Germania superiore. Egli concesse prestiti statali a piccoli e medi proprietari italici cosi da garantire, attraverso la riscossione degli interessi dei prestiti, educazione ai bambini orfani, offrendo di sé un’immagine di benevolenza. In politica estera sconfisse i Daci e i Parti e trasformò in provincia romana il regno dei Nabatei. Come suo successore indicò il cugino Adriano. Uomo di cultura fece costruire la sua villa di Tivoli in stile ellenizzante. In Giudea fu costretto a sedare una rivolta degli ebrei, per il resto, durante tutto il suo regno si occupò di tessere rapporti più solidi tra centro e periferia dell’impero.

Nel 138 Adriano designo quale suo erede Antonino Pio e gli impose di adottare i due fratelli Marco Aurelio e Lucio Vero, quest’ultimo morì nella guerra contro i quadi e i marcomanni.

Iniziò così l’età antonina, un periodo di tranquillità e ottimismo.

Marco Aurelio salì al potere nel 161 d. C. , amante della filosofia e della storia. Per quasi vent’anni fu impegnato a domare nuovi focolai di guerra che lo costrinsero a costose spese militari. Con lui si chiuse la stagione degli imperatori adottivi. Marco Aurelio muore di peste nel 180 d. C. nominando successore il figlio naturale Commodo che riaprì l’epoca dell’assolutismo monarchico.  Egli si identificava con Ercole e arrivò a far chiamare Roma col nome di Colonia Erculea Commodiana, Fu ucciso nel 192 e furono di nuovo gli eserciti a decidere per la successione. Alla sua morte il pesante impegno militare portò alla  diminuzione demografica e alla crisi economica. Tutto ciò provocava indebolimento della forza lavoro: erano le prime avvisaglie della crisi del III secolo che metterà a dura prova la sopravvivenza dell’Impero.

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