Cluniacensi e cistercensi

Nel 910 sorge l’abbazia di Cluny, quando il duca d’Aquitania concede a un gruppo di monaci un terreno con villa i Borgogna e l’immunità totale dai poteri locali (conti e vescovi) facendo dipendere l’abbazia direttamente dal papa.  Il dono avviene per dimostrare devozione e per marcare la propria potenza rispetto alla corona francese. I monaci era divisi in nobili e contadini, i primi concentravano la propria attività sul culto delle scritture, relegando in secondo piano il lavoro manuale. I cluniacensi introducono il culto dei morti, il 2 novembre, per omaggiare le famiglie autrici di donazioni. Il patrimonio di Cluny cresce velocemente e agli occhi degli altri religiosi le abitudine dei cluniacensi appaiono poco rispettose della regola benedettina a cui si ispirano, in quanto troppo raffinate.  Cluny impianta una serie di monasteri in Spagna, lungo il cammino di Santiago de Compostela, e in Inghilterra.

Il X secolo è contrassegnato dalla privatizzazione dei feudi. I feudi diventano beni ereditari, infatti i feudi dei grandi vassalli da concessioni personali e revocabili (che tornavano cioè al re dopo la morte del beneficiario) diventano beni familiari ereditari. Già Carlo il Calvo aveva stabilito nel capitolare di Quierzy alcuni principi che garantivano il possesso dei feudi agli eredi dei conti. Con Corrado di Franconia divennero ereditari anche i feudi minori con l’emanazione della Constitutio de Feudis, nel 1037.

A causa della dissolutezza morale interna, alla fine del secolo, Roberto di Molesme, ultrasettantenne, abbandona Cluny e con un gruppo di monaci fonda l’ordine dei cistercensi, sempre in Borgogna. Il nuovo ordine ha l’abito bianco in opposizione a quello scuro dei cluniacensi e si propone di ritornare alla regola benedettina, imponendo ai monaci uno stile di vita sobrio e dedito al lavoro manuale. A loro si devono alcuni perfezionamenti avvenuti nelle tecniche di coltivazione.

Tieni a mente =

L’Europa nell’ XI secolo:

  • In Francia, dopo la dinastia carolingia, si stabilizza quella capetingia, con Ugo Capeto, i quale deve difendere i suoi domini dalla minaccia normanna a nord
  • In Spagna vi è una divisione politica legata a quella religiosa, aree cristiane (Navarra e Castiglia) e aree mussulmane (Cordova e Granada)
  • In Germania grazie al duca di Sassonia Enrico I che assume la corona del regno di Germania  e si serve dei vescovi per frenare la brama dei duchi e dei conti che continuamente provavano a rendere autonomi i loro possedimenti feudali. Il suo successore, Ottone I, riconosce immunità giuridica ai vescovi da conti e duchi e attribuisce loro funzioni di governo prima spettanti ai poteri laici. Il suo piano è chiaro: i vescovi non possono avere eredi legittimi e alla loro morte i possedimenti tornano al re. Ottone I sognava di restaurare l’Impero e per farlo doveva intrecciare la sua sorte con Roma. In Italia, a seguito del trattato di Verdun, nel Nord troviamo un regno gestito da Berengario, sconfitto da Ottone, il quale viene proclamato imperatore da Giovanni XII nel 962, anno in cui impone per l’elezione del papa l’approvazione dell’imperatore e l’obbligo per il papa di eleggere solo imperatori tedeschi. Con i suoi successori Ottone II e Ottone III avremo una serie di scontri tra Roma e l’imperatore, opponendo un antipapa alle scelte imperiali. La dinastia sassone si estingue con Enrico II nel 1024 e la corona passa alla casa di Franconia con Corrado II che pensa di tirare dalla sua parte i piccoli feudatari concedendo loro l’ereditarietà dei feudi con la Constitutio de feudis ( 1037); in realtà, ottenuto ciò che volevano, i feudatari italiani passano tutti sul fronte antitedesco.

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