Coniugazione dell’ottativo presente attivo di ἵστημι

Coniugazione dell'ottativo presente attivo di ἵστημι

Il verbo ἵστημι (hístēmi) è uno dei verbi più affascinanti e morfologicamente complessi dell’intera lingua greca antica. Appartenente alla classe dei verbi a raddoppiamento in ι con suffisso -μι, esso occupa un posto privilegiato nella grammatica greca tanto per la sua antichità quanto per la varietà di significati e costruzioni sintattiche che esibisce.

Tra i modi verbali del greco antico, l’ottativo (εὐκτική ἔγκλισις, euktikḗ énklisis, letteralmente «modo del desiderio») riveste un ruolo sintattico e stilistico di primaria importanza. Esso esprime desiderio, possibilità eventuale, potenzialità nel passato, e compare in numerose costruzioni subordinate — dal discorso indiretto all’obliquo, dal periodo ipotetico della possibilità alle proposizioni finali e temporali.

    Formazione morfologica

    L’ottativo presente attivo di ἵστημι si forma a partire dal tema del presente ἱστα- (con lo spirito aspro dovuto al raddoppiamento: ἱ- + στα-). A questo tema si aggiunge il suffisso ottattico -ιη- (variante lunga, tipica degli atempi atematici) o -ι- (variante breve, nelle 3ª pl. dei verbi tematici).

    La combinazione ἱστα- + -ιη- + desinenze personali attive produce le forme ἱσταίη- (con contrazione di α + ι > αι). Le desinenze personali dell’ottativo attivo atematico sono: -ν, -ς, —, -τον, -τήν, -μεν, -τε, -σαν (la 3ª singolare è acapo, cioè senza desinenza propria).

    Analisi persona per persona

    Prima persona singolare: ἱσταίην

    Analisi morfologica: ἱστ- (radice con raddoppiamento) + α (vocale tematica del presente) + ιη (suffisso ottattico) + ν (desinenza 1ª sing.).

    Prosodia: La forma è ossitona: l’accento cade sulla sillaba ίη (lunga per natura). Il dittongo αι risulta dalla fusione di α tematico + ι iniziale del suffisso modale. L’accento si ritrae poi in ίη per le norme dell’accentazione greca.

    Semantica: «Che io ponessi», «che io collocassi» (uso transitivo); «che io stessi in piedi», «che io mi fermassi» (uso intransitivo, meno frequente al presente). La 1ª persona singolare è spesso usata in espressioni desiderative nella prima persona del parlante, nonché in protasi di periodi ipotetici della possibilità: εἰ ἱσταίην τοὺς νόμους…, «se io stabilissi le leggi…»


    Seconda persona singolare: ἱσταίης

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-ς. La desinenza è propria della 2ª persona singolare dell’ottativo in tutti i paradigmi greci.

    Prosodia: Identica alla 1ª persona, con spostamento dell’accento: ἱσταίης (accentuazione parossitona: accento sulla penultima). Nota: la sillaba finale -ης è lunga, e pertanto l’accento sale alla penultima per la legge dei tre tempi.

    Semantica: «Che tu ponessi / stabilissi / fermassi». Utilizzata tipicamente in proposizioni ottative dipendenti da verbi di volontà, speranza o timore: βούλομαι ἵνα ἱσταίης τοὺς ὅρους, «voglio che tu stabilisca i confini». Nei dialoghi platonici la 2ª persona singolare ottativa appare spesso nelle interrogazioni retoriche.


    Terza persona singolare: ἱσταίη

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη (desinenza zero, tipica della 3ª sing. ottattica atematica). In alcuni testi si trova la variante ἱσταίη con spirito aspro iniziale.

    Prosodia: La sillaba finale è lunga per natura, e ciò determina l’accentazione parossitona: l’accento cade sulla penultima (αί).

    Semantica: «Che egli/ella/esso ponesse, collocasse, stabilisse». È la forma più frequentemente attestata nella letteratura greca, in special modo in Tucidide e in Demostene per la descrizione di leggi e istituzioni: ἵνα νόμον ἱσταίη, «affinché egli stabilisse una legge».


    Seconda persona duale: ἱσταίητον

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-τον. Il duale è una categoria grammaticale che designa esattamente due referenti. La desinenza duale -τον è condivisa dalla 2ª e 3ª persona duale (le quali si distinguono solo nell’ottativo per la lunghezza vocalica della desinenza personale).

    Prosodia: La desinenza -τον è breve, e la parola è proparossitona (accento sulla terzultima).

    Semantica e uso: «Che voi due poneste». Il duale greco è morfologicamente distinto dal plurale ma ha un impiego sempre più limitato nel corso del V e IV secolo a.C. In Omero e nei poeti lirici è frequente; nella prosa attica compare ancora in Platone (specie nei dialoghi socratici dove sono presenti due interlocutori), ma è raro in Tucidide e assente in molta prosa tarda.


    Terza persona duale: ἱσταίητην

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-τήν. La desinenza -τήν (con vocale lunga finale) distingue la 3ª persona duale dalla 2ª (-τον con vocale breve).

    Prosodia: La desinenza finale -τήν è lunga (omega duale), producendo accentazione parossitona.

    Semantica: «Che essi due ponessero / stessero». Nell’epica, il duale viene spesso usato per riferirsi a coppie mitologiche di guerrieri o divinità, rendendo questa forma utile nella narrazione di episodi come il duello tra due eroi.


    Prima persona plurale: ἱσταίημεν

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-μεν. La desinenza -μεν è universale alla 1ª plurale dei modi obliqui greci.

    Prosodia: La sillaba finale -μεν è breve, pertanto l’accento tende alla terzultima (proparossitono).

    Semantica: «Che noi ponessimo / stessimo». Nelle deliberative, la 1ª persona plurale ottativa assume un valore di riflessione collettiva: ποῦ ἂν ἱσταίημεν τὴν στρατηγίαν; — «dove potremmo mai impostare la strategia?»


    Seconda persona plurale: ἱσταίητε

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-τε. La desinenza -τε è la medesima del presente indicativo e dell’imperativo 2ª plurale.

    Prosodia: Forma parossitona (accento sulla penultima) poiché la sillaba finale -τε è breve.

    Semantica: «Che voi poneste». In contesti epistolari e declamatori, questa forma viene impiegata per includere il destinatario in una proposta o in una speranza. La retorica ateniese ne fa largo uso nelle orazioni assembleari.


    Terza persona plurale: ἱσταίησαν

    Analisi morfologica: ἱστ-αίη-σαν. La desinenza -σαν è caratteristica della 3ª persona plurale dell’ottativo atematico e dell’ottativo del passivo. Si noti la presenza di -σ- epentético prima della desinenza -αν.

    Prosodia: La sillaba finale -σαν è breve: l’accento è proparossitono (ί sulla terzultima).

    Semantica: «Che essi ponessero / stessero». È la forma più complessa morfologicamente del paradigma e compare di frequente nelle narrazioni storiche per descrivere le azioni ipotetiche di gruppi: ἐδέδιμεν μὴ οἱ πολέμιοι ἐκεῖ ἱσταίησαν τὰς τάξεις, «temevamo che i nemici stessero disponendo là le file».

    Schema riassuntivo — Ottativo Presente Attivo di ἵστημι

    NumeroPersonaForma grecaTraslitt.Significato
    Singolareἱσταίηνhistaíēnche io ponga / stia

    ἱσταίηςhistaíēsche tu ponga / stia

    ἱσταίηhistaíēche egli ponga / stia
    Dualeἱσταίητονhistaíētonche voi due poniate

    ἱσταίητηνhistaíētēnche essi due pongano
    Pluraleἱσταίημενhistaíēmenche noi poniamo / stiamo

    ἱσταίητεhistaíēteche voi poniate / stiate

    ἱσταίησανhistaíēsanche essi pongano / stiano



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