Coniugazione dell’infinito presente attivo e dell’indicativo presente attivo di δείκνυμι

Il verbo δείκνυμι («mostrare», «indicare», «dimostrare», «rivelare») occupa un posto del tutto particolare nella grammatica del greco antico, costituendo uno dei modelli paradigmatici della classe dei cosiddetti verbi atematici o verbi in -μι. A differenza della vastissima maggioranza dei verbi greci — che appartengono alla classe tematica e formano il presente con l’inserimento di una vocale tematica (ο/ε) tra la radice e le desinenze — i verbi in -μι collegano direttamente la radice alle desinenze verbali, risultando morfologicamente arcaici e, per questo, particolarmente rappresentativi della fase più antica della lingua.
All’interno della famiglia dei verbi in -μι, δείκνυμι è l’esponente più noto del sottogruppo dei verbi in -νυμι / -νύω, caratterizzati dall’aggiunta del suffisso -νυ- (forma apofonicamente ridotta: -νυ-) o -νύ- alla radice. La radice indoeuropea del verbo è *deik-, riconoscibile in latino nel verbo dico («dire», originariamente «indicare col dito») e nel prefisso in-dic-are, nonché nell’inglese digit, indicate, diction.
La struttura del verbo, nelle sue forme di indicativo presente e imperfetto e nell’infinito, rivela una logica interna precisa che, una volta colta, rende intelligibile l’intero sistema.
Struttura morfologica del verbo
Prima di analizzare persona per persona, è indispensabile comprendere la struttura profonda delle forme. δείκνυμι è costruito su tre elementi:
Formula morfologica
Radice verbale δεικ- + suffisso ampliativo -νυ- / -νύ- + desinenza personale atematica
Il suffisso -νυ- è atono nelle persone del singolare (dove porta l’accento la radice: δείκ-νυ-μι) e nella 3ª persona plurale; è tonico e si allunga in -νύ- nelle forme del duale e del plurale (con eccezione della 3ª plurale). Questa alternanza costituisce uno dei tratti più notevoli del paradigma.
Le desinenze atematiche dell’indicativo attivo presente sono: -μι, -ς, -σι (singolare); -τον, -τον (duale); -μεν, -τε, -ασι(ν) (plurale).
Indicativo presente attivo — analisi persona per persona
Presente
Il singolare presenta il suffisso nella sua forma breve e atona -νυ-, mentre l’accento rimane fisso sulla sillaba radicale δείκ-. Questa distribuzione prosodica riflette il principio atematico: nei verbi in -μι il singolare del presente tende a distinguersi dal plurale anche per l’alternanza quantitativa del suffisso. La 1ª singolare δείκνυμι è la forma di citazione del lessico — quella con cui il verbo è registrato nei dizionari — ed è al contempo la più rappresentativa della classe, mostrando in sequenza tutti gli elementi costitutivi: radice, suffisso, desinenza.
Prima persona singolare – δείκνυμι (io mostro / rivelo)
Radice δεικ- + suffisso atono -νυ- + desinenza -μι.
L’accento cade sulla sillaba radicale per la legge del greco attico. La desinenza -μι è diretta erede della desinenza indoeuropea *-mi, presente in sanscrito (ásmi) e in ittita.
Osservazione sintattica
In greco classico la 1ª persona singolare di δείκνυμι non richiede il pronome soggetto espresso (ἐγώ δείκνυμι) se non per enfasi o contrasto. Il verbo da solo è sufficiente a indicare persona e numero.
Seconda persona singolare – δείκνυς (tu mostri / riveli)
Desinenza -ς contratta da *-σι (cfr. forme ioniche δείκνυσι).
L’elisione del suffisso è tipica dell’attico. Il confronto con le forme dei verbi tematici (-εις) rivela come qui non vi sia vocale tematica di raccordo.
Terza persona singolare – δείκνυσι(ν) (egli / ella mostra / rivela)
Desinenza -σι con possibilità di ν ἐφελκυστικόν (nu mobile) davanti a vocale o a fine frase.
Questa è la forma «piena» della desinenza di 3ª sing., conservata anche nella 1ª pl. -μεν e nel participio.
Duale
Il duale è la categoria numerica intermedia tra singolare e plurale, riferita precisamente a due entità. Questa categoria, ben conservata nel greco antico (e in sanscrito, in slavo antico e nel proto-indoeuropeo), è andata perduta nelle lingue romanze e nella maggior parte delle lingue moderne. In greco, il duale comincia a essere raramente usato già nel V secolo a.C., ma rimane presente nella prosa attica classica, specialmente in Platone e Tucidide. L’aspetto più rilevante del duale di δείκνυμι è l’identità formale tra 2ª e 3ª persona al presente, che si risolve solo al livello dell’imperfetto.
Seconda persona duale / terza persona duale δεικνύτον (voi due / loro due mostrate / rivelate)
Il suffisso si allunga in -νύ- (tonico). Desinenza -τον, identica per 2ª e 3ª del duale al presente.
L’accento si sposta sul suffisso ampliativo, che nella forma lunga diventa ossitona.
La coincidenza morfologica tra 2ª e 3ª del duale è sistematica nel greco antico e richiede il contesto per disambiguare. All’imperfetto le due persone si distinguono (-τον vs. -την).
Plurale
Il plurale si distingue dal singolare per il suffisso allungato -νύ- con accento fisso, che costituisce la regola per tutte le forme del duale e del plurale (tranne la 3ª plurale nella desinenza stessa, che assorbe l’accento in -ᾱσι). La 3ª persona plurale δεικνύᾱσι(ν) è morfologicamente la più complessa: la desinenza -ᾱσι è il risultato di un’evoluzione diacronica complessa, parallela a quella di εἰσί (da *esnti) e di τιθέᾱσι.
Prima persona plurale – δεικνύμεν (noi mostriamo / riveliamo)
Suffisso lungo -νύ- + desinenza -μεν.
L’accento sul suffisso è regolare. Talvolta attestata la forma δεικνύομεν nei testi ionici o poetici, con intromissione della vocale tematica.
Seconda persona plurale – δεικνύτε (voi mostrate / rivelate)
Suffisso lungo -νύ- + desinenza -τε.
L’accento rimane sul suffisso. Questa desinenza di 2ª pl. -τε è condivisa da tutti i verbi greci, tematici e atematici.
Terza persona duale – δεικνύᾱσι(ν) (loro mostrano / rivelano)
Forma di grande interesse: -νύ- + -ᾱσι, desinenza atematica di 3ª pl. derivata da *-nti con metatesi quantitativa.
L’alpha lungo è caratteristico. Forma alternativa poetica/ionica: δεικνύουσι (con vocale tematica).
Schema riassuntivo della coniugazione
| Numero | Persona | Forma greca | Traslitterazione | Traduzione |
|---|---|---|---|---|
| Singolare | 1ª | δείκνυμι | deíknymi | io mostro |
| 2ª | δείκνυς | deíknys | tu mostri | |
| 3ª | δείκνυσι(ν) | deíknysi | egli/ella mostra | |
| Duale | 2ª | δεικνύτον | deiknýton | voi due mostrate |
| 3ª | δεικνύτον | deiknýton | essi due mostrano | |
| Plurale | 1ª | δεικνύμεν | deiknýmen | noi mostriamo |
| 2ª | δεικνύτε | deiknýte | voi mostrate | |
| 3ª | δεικνύᾱσι(ν) | deiknýāsi | essi mostrano |
L’infinito presente attivo: δεικνύναι
L’infinito presente attivo di δείκνυμι è δεικνύναι (deiknýnai). La forma si analizza come: radice δεικ- + suffisso allungato -νύ- + morfema dell’infinito atematico -ναι. Il morfema -ναι è la desinenza caratteristica degli infiniti dei verbi in -μι (cfr. εἶναι, τιθέναι, διδόναι, ἱστάναι) e si distingue nettamente dalla desinenza degli infiniti tematici (-ειν).
Analisi morfologica dell’infinito
δεικνύναι = δεικ- (radice) + -νύ- (suffisso allungato e tonico) + -ναι (morfema dell’infinito atematico). L’accento cade sempre sulla penultima sillaba (-νύ-) per le forme degli infiniti in -ναι dei verbi atematici.
L’infinito δεικνύναι è invariabile e può svolgere nel greco classico le funzioni di un sostantivo neutro: può essere soggetto, oggetto, o termine di una reggenza verbale. I verbi come βούλομαι («voglio»), δύναμαι («posso»), δοκεῖ («sembra opportuno»), ἄξιόν ἐστι («è degno») lo reggono comunemente. Nella costruzione dell’accusativo con l’infinito, δεικνύναι è frequentissimo, specialmente nella prosa filosofica e oratoria.
«δεικνύναι τὴν ἀλήθειαν — mostrare la verità — è formula ricorrente nel lessico platonico dell’argomentazione filosofica.»
Dal punto di vista diacronico, il morfema -ναι dell’infinito atematico deriva dal dativo singolare di un antico sostantivo verbale (un nome d’azione in *-men-), il che spiega perché gli infiniti in -ναι avessero originariamente valore finale o modale («per il mostrare», «nell’atto del mostrare»), significato che in parte sopravvive nell’uso classico.




