Coniugazione dell’indicativo presente medio-passivo e dell’infinito presente medio-passivo di δείκνυμι

Coniugazione dell'indicativo presente medio-passivo e dell'infinito presente medio-passivo di δείκνυμι

Nel vasto e articolato panorama della morfologia verbale greca antica, i cosiddetti verbi atematici — cioè quelli che formano il tema del presente senza l’ausilio di una vocale tematica (-ο-/-ε-) — occupano un posto di assoluta centralità, tanto sul piano grammaticale quanto su quello storico-linguistico. Tra questi, δείκνυμι (deíknumi), che significa “mostrare”, “indicare”, “addurre come prova”, si distingue come uno dei rappresentanti più significativi e meglio conservati di questa classe verbale.

Comprendere a fondo la coniugazione di δείκνυμι — e in particolare le sue forme all’indicativo e all’infinito medio-passivo — significa penetrare negli strati più antichi della morfologia indoeuropea, là dove il greco si avvicina in modo sorprendente al sanscrito vedico e al latino arcaico. Non si tratta semplicemente di memorizzare desinenze: è un viaggio nell’architettura interna di una lingua che ha formato il pensiero filosofico, scientifico e letterario dell’Occidente per oltre tre millenni.

Questo articolo si propone di offrire un’analisi dettagliata, persona per persona, dell’indicativo presente medio-passivo di δείκνυμι, corredato dall’analisi dell’infinito medio-passivo. Ogni forma verrà esaminata nelle sue componenti morfologiche, nella sua funzione sintattica e nel suo valore semantico, con attenzione alle implicazioni della diatesi media e passiva — due valori che in greco antico si confondono nel presente e nell’imperfetto, per poi differenziarsi nell’aoristo e nel futuro. Al termine, curiosità linguistiche e comparazioni con altre lingue antiche arricchiranno la comprensione di questo affascinante sistema verbale.

Analisi Persona per Persona

Esaminiamo ora ciascuna forma dell’indicativo presente medio-passivo di δείκνυμι, procedendo sistematicamente attraverso singolare, duale e plurale. Per ogni forma sarà fornita l’analisi morfologica, la funzione, il valore sintattico-semantico e, dove possibile, esempi d’uso tratti dalla letteratura greca.

Il Singolare

Il numero singolare comprende tre persone, ciascuna con una desinenza propria e caratteristica. È il paradigma più ricco di attestazioni nei testi greci.

1ª Persona Singolare: δείκνυμαι

δείκνυμαι

deíknumai — “io sono mostrato” / “mi mostro”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema del presente) + -μαι (desinenza medio-passiva, 1ª sing.)

La desinenza -μαι è la desinenza primaria medio-passiva per eccellenza della prima persona singolare. La sua origine indoeuropea è ricostruita come *-moi, con il tipico elemento -oi caratteristico delle desinenze medie. La stessa desinenza si ritrova in λύομαι (dei verbi tematici) e in τίθεμαι, ἵσταμαι, δίδομαι (degli altri verbi in -μι).

Valore semantico: Quando δείκνυμαι è usato come medio, il soggetto compie un’azione che ricade su se stesso o agisce nel proprio interesse: “io mi mostro”, “io mi presento”, “io mi rivelo”. Quando è passivo, indica che il soggetto subisce l’azione di essere mostrato: “io sono mostrato”, “io vengo indicato”. In un contesto filosofico come quello platonico, questa forma ricorre in costruzioni epistemologiche: ‘ciò che viene dimostrato a me’, ‘ciò che mi si rivela’.

Nota accentuale: L’accento cade sulla penultima sillaba (-νυ-), che è lunga per posizione (seguita da due consonanti: -μαι). Si tratta di un accento circonflesso in δείκνυμαι? No: l’accento è acuto, poiché la sillaba finale (-μαι) contiene un dittongo breve, che non conta come lunga per l’accento. La regola dell’accentazione greca — secondo cui se l’ultima sillaba è breve, l’accento può cadere sulla terzultima — qui non si applica, poiché la penultima è già lunga.

2ª Persona Singolare: δείκνυσαι

δείκνυσαι

deíknusai — “tu sei mostrato” / “ti mostri”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -σαι (desinenza medio-passiva, 2ª sing.)

La desinenza -σαι è uno degli elementi morfologici più antichi e discussi della grammatica greca. La sua origine è ricostruita dalla linguistica comparata come *-soi (da *-sai attraverso una evoluzione fonetica), e rappresenta una delle desinenze più chiaramente di origine indoeuropea comune. Essa è presente anche nell’ottativo medio (es. λύοιο) e nell’infinito (-σαι dell’aoristo medio).

Peculiarità fonologica: Nei verbi tematici come λύω, la seconda persona singolare del presente medio-passivo λύεσαι subisce una contrazione: il sigma intervocalico cade, producendo λύῃ. Nei verbi in -νυμι, invece, il sigma non cade, perché la vocale del tema (-υ-) non è propriamente una vocale tematica: il risultato è quindi δείκνυσαι, forma non contratta e morfologicamente più arcaica.

Valore semantico: In senso medio, “tu ti mostri”, “tu ti riveli”; in senso passivo, “tu sei mostrato”, “tu vieni indicato”. In un contesto giudiziario, come nelle orazioni di Lisia o Demostene, questa forma potrebbe ricorrere in frasi del tipo: “sei dimostrato colpevole da questi testimoni”.

3ª Persona Singolare: δείκνυται

δείκνυται

deíknutai — “egli/ella è mostrato” / “si mostra”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -ται (desinenza medio-passiva, 3ª sing.)

La desinenza -ται è la più frequente di tutta la coniugazione medio-passiva, poiché la terza persona singolare è statisticamente la più ricorrente nei testi greci. Essa deriva dall’indoeuropeo *-toi, con il medesimo elemento -oi che caratterizza tutte le desinenze medie primarie.

Uso filosofico e scientifico: Aristotele, nei suoi trattati logici e scientifici, impiega frequentemente forme di δείκνυται per indicare ciò che viene dimostrato, ciò che appare evidente per via dimostrativa. In Analytica posteriora, la nozione di ἀπόδειξις (dimostrazione) è direttamente connessa alla radice di δείκνυμι: ciò che viene mostrato con rigore logico, il risultato di un sillogismo scientifico.

La terza persona come fulcro del sistema: In greco antico, la terza persona singolare non ha un pronome soggetto obbligatorio (a differenza della prima e seconda persona). Il soggetto è spesso implicito nel verbo oppure espresso da un sostantivo o pronome di terza persona (αὐτός, οὗτος, ecc.). Questo conferisce alla forma δείκνυται una grande flessibilità d’uso nei contesti narrativi, filosofici e scientifici.

Il Duale

Il duale è un numero grammaticale che esisteva in greco antico per indicare precisamente due entità. Non è un plurale sfumato: è un numero distinto, morfologicamente ben differenziato, che il greco condivide con il sanscrito e che il latino classico ha già perduto. Nel medio-passivo di δείκνυμι, il duale presenta una particolarità notevole: la seconda e la terza persona hanno la stessa forma.

2ª e 3ª Persona Duale: δείκνυσθον

δείκνυσθον

deíknusthon — “voi due siete mostrati” / “vi mostrate” (2ª p.)

“essi due sono mostrati” / “si mostrano” (3ª p.)

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -σθον (desinenza duale, 2ª/3ª persona med.-pass.)

La desinenza -σθον è identica per la 2ª e la 3ª persona duale. Questo sincretismo (= coincidenza formale di due categorie grammaticali distinte) è tipico del sistema duale greco e non genera ambiguità nei testi, perché il contesto e l’eventuale soggetto espresso chiariscono la persona. La distinzione tra 2ª e 3ª persona duale si manifesta invece nell’imperfetto (-σθον per la 2ª, -σθην per la 3ª).

Il duale nella storia della lingua greca: Il duale è in progressiva scomparsa già nell’età classica. In Omero è abbondantissimo; in Attico è ancora presente ma raro; nella koiné ellenistica è praticamente scomparso. Il suo uso nel classico è spesso marcato stilisticamente: si usa per coppie di personaggi mitici (Castore e Polluce), per parti del corpo in coppia (le mani, gli occhi), o in contesti solenni. Platone, nei dialoghi, lo usa con una certa frequenza, riflettendo l’attico più conservativo.

La 1ª persona duale: Per il medio-passivo dei verbi in -νυμι, la 1ª persona duale è non attestata o estremamente rara nei testi sopravvissuti. Teoricamente sarebbe *δεικνύμεθον (sul modello dell’attivo δείκνυτον), ma questa forma non compare nella tradizione manoscritta greca in modo sicuro.

Il Plurale

Il plurale del medio-passivo di δείκνυμι presenta tre forme distinte, ciascuna con una propria desinenza. Il sistema è morfologicamente parallelo a quello degli altri verbi in -μι, ma con le specificità fonologiche del tema in -νυ-.

1ª Persona Plurale: δεικνύμεθα

δεικνύμεθα

deiknúmetha — “noi siamo mostrati” / “ci mostriamo”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -μεθα (desinenza medio-passiva, 1ª plur.)

Questa è la forma morfologicamente più interessante dell’intera coniugazione. Si noti che l’accento si sposta rispetto alle altre forme: mentre δείκνυμαι, δείκνυσαι, δείκνυται hanno l’accento sulla penultima (-νυ-), in δεικνύμεθα l’accento rimane sulla sillaba νύ, ma questa è ora la terz’ultima sillaba, poiché la desinenza -μεθα aggiunge due sillabe. La regola dell’accentazione greca impone che un accento acuto sulla terzultima sia permesso solo se l’ultima sillaba è breve (legge della limitazione). Poiché la desinenza -θα è breve, l’accento rimane sulla posizione originaria.

La desinenza -μεθα: Questa desinenza è ricostruita dall’indoeuropeo *-medha, confrontabile con il sanscrito -mahe. È uno degli elementi che mostra con maggiore chiarezza la connessione tra le lingue indoeuropee: la diatesi media, indicante un coinvolgimento del soggetto nell’azione, si esprimeva con lo stesso morfema in lingue parlate a migliaia di chilometri di distanza.

Il “noi” inclusivo e esclusivo: Il greco antico non distingue formalmente il “noi” inclusivo (che include l’interlocutore) dall’esclusivo (che lo esclude), ma i contesti letterari mostrano chiaramente entrambi gli usi. In Tucidide, ad esempio, i discorsi dei generali ateniesi usano la 1ª plurale per creare un senso di solidarietà collettiva: “noi ci mostriamo degni dei nostri antenati”.

2ª Persona Plurale: δείκνυσθε

δείκνυσθε

deíknusthe — “voi siete mostrati” / “vi mostrate”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -σθε (desinenza medio-passiva, 2ª plur.)

La desinenza -σθε è la forma tipica della 2ª persona plurale del medio-passivo. Si compare con λύεσθε dei verbi tematici: anche qui, nei verbi atematici, il sigma intervocalico non cade. La struttura -σθε è composta dal sigma caratteristico della diatesi media e dall’elemento -θε, che indica la 2ª persona plurale (cfr. l’attivo -τε).

Parallelo con l’imperativo: La stessa desinenza -σθε si usa anche per l’imperativo presente medio-passivo della 2ª persona plurale: δείκνυσθε può quindi essere sia indicativo (“vi mostrate”) sia imperativo (“mostratevi!”). La disambiguazione dipende dal contesto prosodico e dalla costruzione della frase. Nei testi scritti antichi, privi di punteggiatura moderna, questa ambiguità era risolta dal flusso del discorso.

Uso retorico: Nelle orazioni epidittiche (discorsi di lode o biasimo), la 2ª persona plurale è frequente quando l’oratore si rivolge direttamente al pubblico. Gorgia, Isocrate e Demostene la usano per coinvolgere l’uditorio: “voi vi dimostrate degni della patria”, “vi mostrate valorosi”.

3ª Persona Plurale: δείκνυνται

δείκνυνται

deíknuntai — “essi sono mostrati” / “si mostrano”

Analisi morfologica: δεικνυ- (tema) + -νται (desinenza medio-passiva, 3ª plur.)

La desinenza -νται è quella della 3ª persona plurale del medio-passivo. Particolarmente interessante è il confronto con la forma attiva: all’attivo si ha δεικνύασι(ν), mentre al medio-passivo δείκνυνται. L’elemento -ντ- è lo stesso che nel participio (δεικνύς, δεικνύντος all’attivo), ma qui è integrato nella desinenza medio-passiva con l’aggiunta di -αι. Il risultato fonologico è -νται attraverso la sequenza *-ntoi > -ντοι > -νται.

Il nasal epentetico: Si noti che nella 3ª persona plurale medio-passiva dei verbi in -νυμι si ha un ‘extra’ nasale rispetto alle aspettative: il tema δεικνυ- + -νται produce δείκνυνται. Il ν appartiene alla desinenza e non al tema, ma fonologicamente la sequenza -υν- è del tutto regolare e non ambigua.

Usi con soggetto neutro plurale: Una delle regole più celebri della sintassi greca stabilisce che i soggetti neutri plurali reggono il verbo alla 3ª persona singolare. Tuttavia, quando si usa esplicitamente il medio-passivo per enfatizzare la molteplicità delle cose mostrate, o in prosa più tarda, si trovano esempi con il plurale vero. Aristotele nella Metafisica usa la 3ª plurale per i fenomeni che “si manifestano da soli” alla percezione.

L’Infinito Medio-Passivo: δείκνυσθαι

δείκνυσθαι

deíknusthai — “essere mostrato” / “mostrarsi”

Analisi morfologica

Struttura: δεικνυ- (tema del presente) + -σθαι (suffisso infinitivo medio-passivo)

Il suffisso dell’infinito medio-passivo -σθαι si attacca direttamente al tema del presente dei verbi atematici. La sua origine è discussa, ma la spiegazione più accreditata lo ricollega a una forma nominale (participio o sostantivo verbale) irrigidita in funzione infinitiva. Il confronto con il sanscrito (verbale nominale in -dhyai) e con le forme verbali nominali dell’ittita suggerisce che i suffissi degli infinitivi siano eredità di antiche forme nominali indoeuropee.

Accentazione: L’infinito δείκνυσθαι porta l’accento sulla penultima sillaba (-νυ-), che è lunga per posizione. Questa regola è costante: gli infinitivi in -σθαι hanno sempre l’accento sulla penultima, purché essa sia lunga. Confronta: λύεσθαι (accent sulla penultima ε, ma poi forma contratta λύεσθαι), τίθεσθαι, ἵστασθαι.

Valore semantico e sintattico

L’infinito δείκνυσθαι ha, come tutti gli infinitivi greci, una doppia natura: è al tempo stesso un verbo (ha diatesi, tempo e può reggere complementi) e un sostantivo (può essere soggetto, oggetto, o accompagnato dall’articolo neutro τό).

Come sostantivo verbale: L’infinito sostantivato τὸ δείκνυσθαι significa letteralmente “il mostrarsi” o “il venir dimostrato”. Questa costruzione è frequente in Platone e Aristotele per indicare il processo astratto della dimostrazione o della manifestazione.

Infinito dichiarativo e obliquo: Con verbi di dire, pensare, credere (λέγειν, νομίζειν, οἴεσθαι), l’infinito medio-passivo esprime il contenuto della proposizione dipendente: φημί τοῦτο δείκνυσθαι, “affermo che questo viene dimostrato”.

Infinito con articolo (sostantivato): La costruzione τὸ δείκνυσθαι — propria della prosa attica — permette di usare l’infinito come qualunque sostantivo neutro: può diventare soggetto, oggetto diretto, complemento di specificazione, ecc. Aristotele la usa estensivamente nelle trattazioni logiche: “il fatto di essere dimostrato” è diverso dal “dimostrare”.

Il tempo dell’infinito

È fondamentale ricordare che in greco antico l’infinito presente non indica un tempo assoluto (il presente cronologico), ma esprime l’aspetto imperfettivo: un’azione vista nel suo svolgimento, iterativa o durativa. Δείκνυσθαι indica quindi il “mostrarsi” inteso come processo in corso, distinto dall’infinito aoristo δειχθῆναι (passivo) o δείξασθαι (medio), che indicano l’azione come evento puntuale concluso.

Schema Riassuntivo della Coniugazione

La tabella seguente raccoglie tutte le forme dell’indicativo presente medio-passivo di δείκνυμι, con traslitterazione e traduzione, per un colpo d’occhio completo.

PersonaNumeroForma GrecaTraslitter.Traduzione
Singolareδείκνυμαιdeíknumaiio sono mostrato/mi mostro
Singolareδείκνυσαιdeíknusaitu sei mostrato/ti mostri
Singolareδείκνυταιdeíknutaiegli/ella è mostrato / si mostra
Dualeδείκνυσθονdeíknusthonvoi due siete mostrati / vi mostrate
Dualeδείκνυσθονdeíknusthonessi due sono mostrati / si mostrano
Pluraleδεικνύμεθαdeiknúmethanoi siamo mostrati / ci mostriamo
Pluraleδείκνυσθεdeíknusthevoi siete mostrati / vi mostrate
Pluraleδείκνυνταιdeíknuntaiessi sono mostrati / si mostrano

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