Coniugazione dell’imperfetto medio-passivo di δείκνυμι

Il verbo δείκνυμι (deiknymi), traducibile in italiano con «mostrare», «indicare», «dimostrare», «rivelare», appartiene a una delle classi verbali più antiche, affascinanti e morfologicamente rigorose dell’intera lingua greca antica: i cosiddetti verbi in -μι (verbi in -mi). Questa categoria, contrapposta alla più numerosa e produttiva classe dei verbi in -ω (verbi tematici), conserva tratti arcaici che risalgono al proto-indoeuropeo e che ci permettono di osservare, quasi in un fossile linguistico vivente, le strutture della morfologia verbale nella sua forma più genuina e primordiale.
Il presente articolo si concentra su un aspetto specifico e straordinariamente ricco di questo verbo: la sua coniugazione all’imperfetto indicativo medio-passivo. Questo tempo-modo verbale, che in greco antico copre una duplice funzione diatètica (sia il medio che il passivo condividono le stesse forme all’imperfetto), ci permette di esprimere azioni continuate, ripetute o abitualmente compiute nel passato, con la sfumatura aggiuntiva di una qualche partecipazione del soggetto all’azione stessa (valore medio) oppure di una ricezione passiva dell’azione da parte del soggetto (valore passivo).
Analizzeremo sistematicamente ogni persona del singolare, del duale e del plurale, esplorando l’etimologia delle desinenze, le peculiarità fonetiche, i contesti d’uso e le connessioni con la tradizione letteraria greca. Concluderemo con uno schema riassuntivo e con alcune curiosità che illuminano questa coniugazione da angolature inaspettate.
Analisi persona per persona
Singolare
Prima persona singolare: ἐδεικνύμην
Forma: ἐδεικνύμην — traslitterazione: ε-δεικνύ-μην
La prima persona singolare dell’imperfetto medio-passivo è ἐδεικνύμην. La desinenza -μην (-mēn) è la forma più arcaica e «pura» tra le desinenze medio-passive: essa è caratterizzata dalla presenza del μ iniziale, comune a tutte le prime persone medie-passive, e dal η lungo finale. Questo eta finale è un elemento di rilievo, in quanto le desinenze con vocale lunga nella sillaba finale indicano forme di grande antichità nella morfologia verbale greca.
Il valore semantico di questa forma è duplice: in senso medio, essa significa «io mi mostravo», «io mostravo per me stesso», «io mi esibivo» — con un’implicazione di coinvolgimento personale, di azione svolta nell’interesse o a favore del soggetto. In senso passivo, significa «io ero mostrato», «io venivo mostrato» — con il soggetto che riceve l’azione da un agente esterno.
Un esempio di uso medio in contesto letterario potrebbe essere: ἐδεικνύμην τοῖς πολεμίοις ἀνδρεῖος («mi mostravo coraggioso agli occhi dei nemici»), dove il soggetto è sia agente che beneficiario della propria azione. Un uso passivo, invece: ἐδεικνύμην τοῖς θεαταῖς ὑπὸ τοῦ στρατηγοῦ («venivo mostrato/presentato agli spettatori dal generale»).
Dal punto di vista accentuativo, la forma ἐδεικνύμην porta l’accento acuto sulla penultima sillaba (δεικνύ-), secondo la regola della recessione dell’accento: l’accento risale verso l’inizio della parola quanto più è possibile, nel rispetto della legge della trisillaba (che impedisce all’accento di salire oltre la terzultima sillaba). Poiché la sillaba finale η è lunga, l’accento non può risalire fino alla terzultima: resta quindi sulla penultima.
Seconda persona singolare: ἐδείκνυσο
Forma: ἐδείκνυσο — traslitterazione: ε-δεικνύ-σο
La seconda persona singolare ἐδείκνυσο è fonologicamente la più interessante del paradigma singolare. La desinenza originaria di questa persona era -σο (-so). Nella tradizione grammaticale, si discute se in questa forma il σ si mantenga integro (come sembra nelle forme dei verbi in -μι) oppure subisca la caduta intervocalica tipica delle forme tematiche.
Nelle forme tematiche (verbi in -ω), la desinenza -σο della seconda persona singolare subisce la caduta del σ intervocalico, con successiva contrazione: *ε-λυε-σο → ἐλύου. Nei verbi in -μι come δείκνυμι, il processo è diverso perché il tema termina in consonante (-νυ-), per cui il σ della desinenza non si trova in posizione intervocalica pura. La forma risultante ἐδείκνυσο mantiene dunque il sigma in modo più trasparente.
Semanticamente, ἐδείκνυσο significa in senso medio «tu ti mostravi», «ti esibivi», «ti facevi vedere» — con la sfumatura di un’azione volontaria e riflessiva. In senso passivo: «tu eri mostrato», «venivi esibito». Un uso letterario paradigmatico si troverebbe in contesti agonistici (gare atletiche, recitazioni teatrali) o in descrizioni militari dove un comandante «si mostra» ai propri soldati per infondere coraggio.
L’accento di ἐδείκνυσο cade sulla penultima sillaba (-νυ-) con accento acuto, poiché la sillaba finale -σο è breve e si applica la regola per cui se la sillaba finale è breve, l’accento può essere sulla terzultima solo se anche la penultima è breve; in questo caso la penultima è lunga per natura (ου dittongo), quindi l’accento si ferma sulla penultima.
Terza persona singolare: ἐδείκνυτο
Forma: ἐδείκνυτο — traslitterazione: ε-δεικνύ-το
La terza persona singolare ἐδείκνυτο è strutturalmente la più semplice del paradigma: la desinenza -το (-to) è netta, chiara, senza ambiguità fonetiche. Essa è omologa alla desinenza -to del sanscrito vedico (dáśyata), dell’avestico e del latino arcaico (dove -tur nelle forme passive latine è un’evoluzione di questa stessa desinenza con aggiunta di -r deponentiale).
Il valore semantico è ricchissimo. In senso medio: «egli/ella si mostrava», «appariva», «si manifestava». In senso passivo: «egli/ella era mostrato/-a», «veniva indicato/-a». Questa è probabilmente la forma più frequente nella letteratura greca, poiché la narrazione in terza persona è dominante in storiografia (Tucidide, Erodoto, Senofonte) e in filosofia (i dialoghi platonici abbondano di descrizioni di fenomeni che «si mostrano» — ἐδείκνυτο — in un certo modo).
Platone, nel Fedone, usa costruzioni con δείκνυμι per indicare come certi argomenti «mostrano» o «dimostrano» verità filosofiche. La forma medio-passiva acquista una rilevanza epistemologica: non è il filosofo che impone una verità, ma la verità stessa che «si manifesta» al ragionamento. Questo uso medio ha una profonda valenza intellettuale nella tradizione della filosofia greca.
Duale
Il duale è una delle grandi peculiarità della morfologia greca rispetto alle lingue indoeuropee sorelle che lo hanno perduto (come il latino). Esso esprime un’azione o uno stato riferito esattamente a due entità, né una sola né più di due. In greco attico classico, il duale è ancora pienamente vitale, sebbene già in Tucidide e negli oratori si registri una certa tendenza alla sua sostituzione con il plurale.
Seconda persona duale: ἐδείκνυσθον
Forma: ἐδείκνυσθον — traslitterazione: ε-δεικνύ-σθον
La seconda persona duale ἐδείκνυσθον porta la desinenza -σθον (-sthon). Questa desinenza è comune alla seconda persona duale dell’imperfetto attivo e di quello medio-passivo nei verbi atematici. L’elemento -σθ- è uno dei gruppi consonantici più caratteristici delle desinenze medio-passive greche: esso compare in molteplici desinenze (-σθε, -σθον, -σθην, -σθω, -σθαι) e la sua origine è dibattuta tra i linguisti.
La forma significa «voi due vi mostavate» (medio) o «voi due eravate mostrati» (passivo). Il suo impiego è naturale in contesti dove si descrivono due persone che agiscono insieme: due generali che si mostrano ai soldati, due atleti che si esibiscono, due studenti che vengono presentati. Negli scoli omerici e nei grammatici alessandrini, le forme duali sono spesso citate come esempi di purezza linguistica, retaggio dell’età eroica.
Dal punto di vista accentuativo, l’accento cade sulla penultima sillaba: ἐδείκνυσθον con accento acuto su -νυ-. La sillaba finale -σθον è breve (omicron), il che in linea teorica permetterebbe la risalita all’antepenultima; tuttavia la penultima -νυ- è lunga per natura, quindi l’accento rimane lì.
Terza persona duale: ἐδεικνύσθην
Forma: ἐδεικνύσθην — traslitterazione: ε-δεικνύ-σθην
La terza persona duale ἐδεικνύσθην è morfologicamente affascinante: la desinenza -σθην (-sthēn) presenta un eta lungo (η) in posizione finale, che la distingue dalla seconda persona duale (-σθον con omicron breve). Questo eta è di grande importanza perché allonga la sillaba finale e blocca la recessione dell’accento: l’accento non può andare oltre la penultima, poiché una sillaba lunga finale “attira” l’accento verso di sé in una certa misura.
Il significato è «quei due si mostravano» (medio) o «quei due erano mostrati» (passivo). La terza persona duale, nella letteratura greca, ricorre spesso nelle tragedie (dove coppie di personaggi — come le sorelle Antigone e Ismene, o i Dioscuri — agiscono congiuntamente) e nelle orazioni forensi (dove si descrivono due imputati o due testimoni).
Un punto grammaticale rilevante: la terza persona duale dei verbi medio-passivi serve talvolta anche come forma di seconda persona duale (come avviene anche in altri contesti del duale greco), creando una certa ambiguità che il contesto letterario solitamente scioglie senza difficoltà.
Plurale
Prima persona plurale: ἐδεικνύμεθα
Forma: ἐδεικνύμεθα — traslitterazione: ε-δεικνύ-μεθα
La prima persona plurale ἐδεικνύμεθα ha la desinenza -μεθα (-metha), che è una delle più caratteristiche e riconoscibili dell’intero sistema verbale greco. Essa è composta da μ (il morfema di prima persona, lo stesso che apre le desinenze -μι, -μην, -μεν) + ε + θα, dove θα sembra contenere un elemento -θ- connesso alla desinenza primaria del medio. Le forme primarie e secondarie del medio greco si distinguono principalmente per la presenza (-ται/-νται) o assenza (-το/-ντο) della sillaba -αι finale nelle forme di indicativo presente vs imperfetto.
Il valore semantico: «noi ci mostravamo» (medio) o «noi eravamo mostrati» (passivo). In ambito storiografico, questa forma è frequente nelle Storie di Erodoto e di Tucidide quando si descrivono gruppi di soldati, ambasciatori o cittadini che si presentano o vengono presentati. In Platone, il «noi» filosofico è spesso il soggetto di processi dimostrativi: «noi dimostrammo che…», «ci trovammo a mostrare che…»
Accentuativamente, ἐδεικνύμεθα presenta l’accento sulla terz’ultima sillaba: -νύ-. Questo è possibile perché la sillaba finale -θα è breve (alfa breve), quindi l’accento può risalire fino alla terzultima. Troviamo qui una delle poche forme del paradigma con accento antepenultimo, che la distingue visivamente dalle forme a penultima accentata.
Seconda persona plurale: ἐδείκνυσθε
Forma: ἐδείκνυσθε — traslitterazione: ε-δεικνύ-σθε
La seconda persona plurale ἐδείκνυσθε ha la desinenza -σθε (-sthe). Questa desinenza, brevissima e compatta, è il nucleo del sistema della seconda persona plurale media-passiva in greco: la si ritrova identica o quasi identica nel presente indicativo (-σθε), nell’imperativo medio (-σθε), nell’infinito (-σθαι) e nell’ottativo (-σθε in alcune forme).
Il gruppo consonantico -σθ- merita un’analisi fonologica approfondita. Esso non è una semplice combinazione di due consonanti, ma il risultato di una fusione morfologica tra la desinenza pronominale del medio (che storicamente iniziava con -σ-) e un elemento -θ- dalla funzione non del tutto chiarita. Alcune teorie lo mettono in relazione con il medio-passivo delle lingue anatoliche (ittita), dove il marcatore della diatesi media è -ta/-ti. Il -θ- potrebbe essere l’evoluzione fonetica di questo morfema attraverso il protoanatolico condiviso.
Significato: «voi vi mostavate» (medio) o «voi eravate mostrati» (passivo). Nell’Atene classica, la seconda persona plurale è frequentissima nell’oratoria assembleare (i discorsi all’Ecclesia si rivolgevano all’intero demos) e nelle arringhe giudiziarie. Demostene e Lisia usano spesso costruzioni con il medio-passivo di verbi come δείκνυμι per coinvolgere retoricamente il pubblico: «voi vi siete mostrati», «vi è stato dimostrato».
Terza persona plurale: ἐδείκνυντο
Forma: ἐδείκνυντο — traslitterazione: ε-δεικνύ-ντο
La terza persona plurale ἐδείκνυντο porta la desinenza -ντο (-nto). Questa desinenza è l’elemento medio-passivo più diffuso nel sistema dei tempi storici: si ritrova identica in tutti gli imperfetti e negli aoristi indicativi medi (ἐλύοντο, ἐπαιδεύοντο, ἐγράφοντο ecc.). La sua struttura è -ν-τ-ο, dove -ν- è l’elemento del plurale (lo stesso che compare in -ντ- del participio), -τ- è l’elemento della terza persona, e -ο- è la vocale finale.
Dal punto di vista fonetico, nella sequenza -νυ- + -ντο si produce una geminazione: il ny del tema e il ny della desinenza si fondono in un unico -νν- che poi si semplifica in -ν-, dando la forma ἐδείκνυντο. È un processo di assimilazione consonantica che rende la parola più scorrevole nella pronuncia.
Significato: «essi si mostravano» (medio) o «essi erano mostrati» (passivo). Questa è, statisticamente, la forma di gran lunga più frequente nei testi storici e filosofici, in quanto la narrazione dei fatti riguarda normalmente terze persone (personaggi, popoli, eserciti). In Tucidide, ad esempio, ἐδείκνυντο o costruzioni equivalenti compaiono nella descrizione di battaglie, ambascerie e cerimonie, dove gruppi di uomini «si mostravano» valorosi, prudenti, o venivano «mostrati» come tali agli alleati.
Schema riassuntivo della coniugazione
Di seguito lo schema completo dell’imperfetto indicativo medio-passivo di δείκνυμι, con tutte le persone, numeri e traduzioni.
| Numero | Persona | Forma greca | Traslitt. | Traduzione |
| SINGOLARE | 1ª sing. | ἐδεικνύμην | edeikn-ý-mēn | io ero mostrato / mi mostravo |
| SINGOLARE | 2ª sing. | ἐδείκνυσο | edeikn-ý-so | tu eri mostrato / ti mostravi |
| SINGOLARE | 3ª sing. | ἐδείκνυτο | edeikn-ý-to | egli/ella era mostrato/-a / si mostrava |
| DUALE | 2ª duale | ἐδείκνυσθον | edeikn-ý-sthon | voi due eravate mostrati / vi mostravate |
| DUALE | 3ª duale | ἐδεικνύσθην | edeikn-ý-sthēn | essi due erano mostrati / si mostravano |
| PLURALE | 1ª pl. | ἐδεικνύμεθα | edeikn-ý-metha | noi eravamo mostrati / ci mostravamo |
| PLURALE | 2ª pl. | ἐδείκνυσθε | edeikn-ý-sthe | voi eravate mostrati / vi mostravate |
| PLURALE | 3ª pl. | ἐδείκνυντο | edeikn-ý-nto | essi erano mostrati / si mostravano |




