Coniugazione del congiuntivo presente attivo di δείκνυμι

Nel vasto panorama della morfologia verbale del greco antico, pochi verbi catturano l’attenzione dello studioso con la stessa forza di δείκνυμι (deiknumi). Appartenente alla classe dei cosiddetti verbi atematici o verbi in -μι, questo termine rappresenta uno dei paradigmi più eleganti e allo stesso tempo più impegnativi dell’intera grammatica greca. Il suo significato fondamentale è «mostrare», «indicare», «dimostrare» — un verbo semanticamente ricchissimo, che riflette l’amore dei Greci per il ragionamento visibile, per la dimostrazione, per l’ἀπόδειξις (apódeixis) — la prova, la dimostrazione, la manifestazione di ciò che è vero.
Comprendere la coniugazione del congiuntivo presente attivo di δείκνυμι significa penetrare in uno dei meccanismi più sottili della grammatica greca: il rapporto tra il tema verbale nudo — la radice δεικ-νυ- — e le desinenze modali che ne esprimono l’eventualità, il desiderio, la subordinazione logica. Questo articolo intende analizzare, persona per persona e numero per numero, tutte le forme del congiuntivo presente attivo di δείκνυμι, corredandole di un’analisi morfologica approfondita, di uno schem
Analisi del singolare
Prima persona singolare: δεικνύω
La prima persona singolare del congiuntivo presente attivo è δεικνύω (deiknýō). Questa forma presenta una straordinaria coincidenza formale con la prima persona singolare dell’indicativo presente dei verbi in -ω, poiché il congiuntivo si caratterizza per la lunga ω, mentre l’indicativo dei verbi tematici ha la stessa vocale. Nei verbi atematici, però, questa forma al congiuntivo si distingue dall’indicativo — che sarebbe δείκνυμι — in modo netto.
Analisi morfologica:
δεικνύω = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -ω (vocale modale del congiuntivo, 1ª sing.)
Si noti l’accento ossitono sulla ύ del suffisso: segno che il gruppo -νύ- è ben percepito come unità fonetica accentata. In questo caso la desinenza -ω assorbe direttamente il suffisso senza ulteriori modificazioni. Fonologicamente, la sequenza -νύω si pronuncia con un legame vocalico fluido, poiché υ e ω sono in iato — due sillabe distinte, -nú-ō, senza dittongo.
Dal punto di vista sintattico, la prima persona singolare del congiuntivo ricorre frequentemente nelle proposizioni finali (ἵνα δεικνύω, «affinché io mostri»), nelle proposizioni temporali eventuale (ἐπὰν δεικνύω, «ogni volta che mostro»), e nelle esortazioni alla prima persona — il cosiddetto congiuntivo esortativo (δεικνύω, «mostriamo!», usato anche al singolare in registri poetici per un effetto di coinvolgimento).
Seconda persona singolare: δεικνύῃς
La seconda persona singolare è δεικνύῃς (deiknýēis). Qui vediamo con chiarezza la desinenza lunga del congiuntivo: -ῃς, con la vocale η — l’equivalente lungo di ε — e la finale -ς tipica della seconda persona. La struttura è:
δεικνύῃς = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -ῃς (desinenza congiuntiva, 2ª sing.)
La vocale η della desinenza è la vocale modale per eccellenza del congiuntivo nelle persone diverse dalla prima: essa segnala al parlante che non ci si trova nell’indicativo (dove prevarrebbe ε) ma in una sfera di possibilità. Il dittongo improprio ῃ è scritto con lo iota sottoscritto, ma nel greco classico veniva pronunciato come η lunga, lo iota essendo già caduto nella pronuncia comune del V-IV secolo a.C., pur rimanendo nella grafia come marca morfologica.
Questa forma viene usata, per esempio, nelle domande deliberative: πότερον δεικνύῃς τοῦτο ἢ μή; («Devi forse mostrare questo oppure no?»). Il congiuntivo deliberativo alla seconda persona è raro ma esistente nel greco classico, specialmente in contesti retorici.
Terza persona singolare: δεικνύῃ
La terza persona singolare è δεικνύῃ (deiknýēi). Formalmente, questa voce si distingue dalla seconda persona singolare unicamente per l’assenza della -ς finale:
δεικνύῃ = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -ῃ (desinenza congiuntiva, 3ª sing.)
Questa è di gran lunga la forma più frequente dell’intero paradigma: la terza persona singolare del congiuntivo è il cuore delle proposizioni subordinate con ἵνα, ὅπως, ἐάν, ὅταν, ἕως ἄν e molte altre congiunzioni. Esempi classici abbondano in Platone e Tucidide, dove un soggetto terzo viene messo in condizione eventuale o finale.
È importante notare che δεικνύῃ è identica, nella grafia, alla terza persona singolare del congiuntivo presente medio-passivo. Solo il contesto sintattico e il tipo di diatesi permette di disambiguare le due forme.
| Ambiguità morfologica: attivo e medio-passivo a confronto La terza persona singolare δεικνύῃ può essere sia attiva che medio-passiva. Analogamente, la seconda persona singolare δεικνύῃ del medio-passivo coincide con la terza singolare attiva. Questa sovrapposizione formale, comune nei verbi greci, è risolvibile solo tramite il contesto: un soggetto alla terza persona con un oggetto diretto esplicito orienterà verso l’attivo, mentre la presenza di riflessività o passività contestuale suggerirà il medio. |
Analisi del duale
Il numero duale è una delle caratteristiche più affascinanti e arcaiche della grammatica greca. Mentre le lingue moderne conoscono solo singolare e plurale, il greco antico — in particolare quello omerico e quello attico arcaico — distingue anche il duale: un numero grammaticale riservato a esattamente due individui o oggetti. Il suo uso è già recessivo nel greco classico del IV secolo, ma la sua presenza nei testi rimane significativa.
Nel congiuntivo presente attivo di δείκνυμι, il duale presenta due forme, condivise rispettivamente per seconda e terza persona — una caratteristica tipica del duale greco, che non distingue morfologicamente le due persone:
Seconda e terza persona duale: δεικνύητον
La forma δεικνύητον (deiknýēton) è usata tanto per la seconda quanto per la terza persona duale. La struttura è:
δεικνύητον = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -η- (vocale modale del congiuntivo) + -τον (desinenza duale, 2ª/3ª)
La desinenza -τον è la marca duale per eccellenza: essa compare anche nell’imperativo (con accento sull’ultima), nell’indicativo (con vocale breve) e nell’ottativo (con dittongo). Nel congiuntivo, la lunga -η- la precede, creando la sequenza -ήτον — inconfondibile nel panorama morfologico greco.
Nella pratica letteraria, il duale è frequente nelle tragedie di Sofocle e Eschilo, che lo usano per coppie di personaggi o di oggetti sacri. Nelle prose filosofiche di Platone, il duale compare in passi in cui si discute di una coppia — ad esempio Eros e Psiche, o i due principi dell’anima. Nei testi matematici e geometrici, il duale è quasi obbligatorio per indicare due punti, due angoli, due rette.
| Il duale in declino: storia di un numero scomparso Già nel V secolo a.C., il duale stava cedendo il passo al plurale nella lingua parlata. Tucidide lo usa raramente; Demostene quasi mai. Gli autori comici lo trattano come una forma dotta e un po’ arcaica. Nei papiri ellenistici è quasi assente. Il greco neotestamentario, il greco della koiné, non lo conosce più. Eppure nel sanscrito vedico, nell’avestico e in alcune lingue slave antiche il duale sopravvive: segno che una volta era la norma indoeuropea, non l’eccezione. |
Analisi del plurale
Prima persona plurale: δεικνύωμεν
La prima persona plurale del congiuntivo è δεικνύωμεν (deiknýōmen). La struttura è:
δεικνύωμεν = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -ω- (vocale modale del congiuntivo) + -μεν (desinenza primaria, 1ª plur.)
La vocale ω ritorna alla prima persona plurale — proprio come alla prima singolare — mentre le altre persone plurali adottano la η. Questo si spiega con il sistema delle desinenze primarie del congiuntivo, che seguono il modello dei verbi tematici: ω, ῃς, ῃ, ωμεν, ητε, ωσι(ν). Il ritmo alternato ω/η è dunque strutturale.
Il congiuntivo esortativo alla prima persona plurale è uno degli usi più vivi e dinamici del congiuntivo greco: δεικνύωμεν corrisponde al nostro «Mostriamo!», «Facciamo vedere!». È la forma del coinvolgimento collettivo, dell’invito all’azione condivisa. Platone la usa nei momenti dialetticamente più vivaci, quando Socrate invita i suoi interlocutori a procedere insieme nell’indagine.
Seconda persona plurale: δεικνύητε
La seconda persona plurale è δεικνύητε (deiknýēte). Struttura:
δεικνύητε = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -η- (vocale modale del congiuntivo) + -τε (desinenza primaria, 2ª plur.)
La desinenza -τε è la marca universale della seconda persona plurale nel greco antico: si trova nell’indicativo, nell’imperativo, nel congiuntivo, nell’ottativo — sempre in questa posizione. Nel congiuntivo, la vocale η che la precede la distingue chiaramente dall’indicativo (che avrebbe δείκνυτε) e dall’imperativo (che avrebbe δείκνυτε anch’esso, ma con accento e contesto diversi).
Nelle proposizioni finali e in quelle condizionali, questa forma compare spesso nelle orazioni di Demostene, quando l’oratore si rivolge direttamente al popolo ateniese e ne chiede l’intervento: «Affinché voi mostriate la vostra forza…» (ἵνα δεικνύητε τὴν ὑμετέραν ἰσχύν).
Terza persona plurale: δεικνύωσι(ν)
La terza persona plurale è δεικνύωσι(ν) (deiknýōsi(n)). Struttura:
δεικνύωσι(ν) = δεικ- (tema) + -νύ- (suffisso) + -ω- (vocale modale) + -σι(ν) (desinenza primaria, 3ª plur.)
La ν tra parentesi è il cosiddetto ν efelcistico (da ἐφέλκω, «attirare dopo di sé»): una consonante opzionale aggiunta alla fine di parola per evitare lo iato quando la parola successiva comincia per vocale, o semplicemente in fine di frase. Nel congiuntivo, questa -ν efelcistica è facoltativa e la sua presenza dipende interamente dal contesto fonetico.
La terza persona plurale ritorna alla vocale ω — come la prima singolare e la prima plurale — rispettando il pattern alternato del congiuntivo. Questa forma è comune nelle proposizioni indefinite relative: «… coloro che mostrino» (οἳ ἂν δεικνύωσι), un costrutto frequentissimo nelle leggi e nei decreti ateniesi.
Schema riassuntivo del paradigma
La tabella seguente raccoglie in forma compatta l’intero paradigma del congiuntivo presente attivo di δείκνυμι.
| Numero | Persona | Forma Greca | Traslitterazione | Traduzione (es.) |
| Singolare | 1ª | δεικνύω deiknýō | deiknýō — | (che) io mostri |
| 2ª | δεικνύῃς deiknýēis | deiknýēis — | (che) tu mostri | |
| 3ª | δεικνύῃ deiknýēi | deiknýēi — | (che) egli/ella mostri | |
| Duale | 2ª | δεικνύητον deiknýēton | deiknýēton — | (che) voi due mostriate |
| 3ª | δεικνύητον deiknýēton | deiknýēton — | (che) essi due mostrino | |
| Plurale | 1ª | δεικνύωμεν deiknýōmen | deiknýōmen — | (che) noi mostriamo |
| 2ª | δεικνύητε deiknýēte | deiknýēte — | (che) voi mostriate | |
| 3ª | δεικνύωσι(ν) deiknýōsi(n) | deiknýōsi(n) — | (che) essi mostrino |




