Coniugazione dell’imperfetto indicativo attivo di εἰμί

Il verbo εἰμί (eimí) — «essere, esistere» — è uno dei pilastri dell’intera grammatica greca antica. La sua centralità non è soltanto lessicale: esso è il verbo per eccellenza attraverso cui i Greci esprimevano l’esistenza, l’identità, l’appartenenza e la predicazione. Omero, i tragici, gli oratori e i filosofi — da Eraclito a Platone, da Sofocle a Tucidide — lo impiegano in ogni pagina, talvolta come semplice copula, talvolta con una profondità ontologica che ha affascinato i pensatori di ogni epoca.
Tra i tempi verbali, l’indicativo imperfetto occupa una posizione di grande rilievo stilistico e narrativo. Se il presente descrive un’azione in corso nel momento dell’enunciazione, l’imperfetto trasporta il parlante (e il lettore) in una dimensione temporale passata, nella quale un’azione o uno stato si svolgevano con continuità, si ripetevano oppure erano semplicemente in vigore in quel preciso momento storico. Nel caso specifico di εἰμί, l’imperfetto non descrive un’azione dinamica, bensì uno stato d’essere collocato nel passato: «ero», «eri», «era», «eravamo» e così via.
La coniugazione dell’imperfetto di εἰμί è resa peculiare da due fattori: la natura suppletiva del verbo stesso (la cui paradigma attinge a radici indoeuropee distinte) e la presenza del numero duale, che il greco classico — a differenza del latino e della stragrande maggioranza delle lingue moderne — conservava per esprimere due entità considerate insieme. Il risultato è una serie di forme brevi, musicali, cariche di storia etimologica millenaria.
Il presente articolo si propone di esplorare in profondità ciascuna delle nove forme canoniche della coniugazione — singolare, duale e plurale — illustrandone la morfologia, le varianti dialettali, gli usi sintattici più significativi e i contesti letterari in cui compaiono, per offrire tanto agli studenti quanto agli appassionati di greco un punto di riferimento esauriente e ragionato.
Analisi Persona per Persona
Singolare
Prima persona singolare — ἦν / ἦ (io ero)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Singolare | ἦν / ἦ | ên / ê | io ero |
La prima persona singolare dell’imperfetto di εἰμί presenta due forme in concorrenza: ἦν e la forma più breve ἦ. La forma piena ἦν è la più comune nella prosa attica: si analizza come ἦ- (radice augmentata) + -ν (desinenza secondaria di prima persona singolare, la stessa dell’aoristo). La desinenza -ν è un esito tipicamente greco (e indoeuropeo) per la prima persona singolare dei tempi secondari.
La forma breve ἦ è attestata soprattutto in Omero, dove la metrica esametrica favorisce forme più contratte, e talvolta in tragedia. Va notato che la stessa forma ἦ funge anche da avverbio assertivo («certamente, davvero, in verità») — il che può in alcuni contesti creare ambiguità, risolvibile solo dall’analisi sintattica.
Esempi d’uso notevoli: Platone usa ἦν nei dialoghi per far parlare Socrate al passato (ἦν δὲ τότε νέος, «ero allora giovane»). La costruzione ἦ ἄρα («era dunque», con la particella conclusiva ἄρα) è frequentissima nelle narrazioni di Erodoto.
Seconda persona singolare — ἦσθα (tu eri)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Singolare | ἦσθα | êstha | tu eri |
La seconda persona singolare ἦσθα è una delle forme più caratteristiche e peculiari dell’intera paradigmatica greca. La sua struttura è: ἦ- + -σθα. La desinenza -σθα è un arcaismo indoeuropeo: essa compare anche nell’aoristo ᾔδησθα («sapevi») e nel piuccheperfetto, ma nella morfologia verbale greca classica è ormai limitata a pochi contesti, quasi una reliquia del sistema proto-indoeuropeo.
Il corrispondente indoeuropeo ricostruito è *h₁és-th(e)h₂, dove il suffisso -theh₂ era probabilmente la desinenza secondaria di seconda persona in alcune varietà dell’indoeuropeo. In greco questa desinenza sopravvive inalterata come -σθα, mentre nelle lingue sorelle (latino, sanscrito) è stata rimpiazzata.
Letterariamente, ἦσθα compare spesso nelle domande retoriche e negli interrogativi diretti. Un celebre esempio sofocleo (Edipo Re): ποῦ γῆς ἦσθα τηνικαῦτα; («Dov’eri su questa terra allora?»). La forma trasmette una vicinanza emotiva, quasi un’intimità, grazie alla seconda persona.
Terza persona singolare — ἦν (egli/ella era)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Singolare | ἦν | ên | egli/ella era |
Notevolmente, la terza persona singolare ἦν è morfologicamente identica alla prima persona singolare. Questa coincidenza non è eccezionale nel greco: capita in più paradigmi atematici. Il contesto sintattico — il soggetto espresso o ricavabile dal discorso — è sempre sufficiente a disambiguare.
La terza persona singolare è di gran lunga la forma più frequente dell’imperfetto di εἰμί nell’intera letteratura greca. Introduce descrizioni, scene, personaggi, situazioni: ἦν δέ τις ἀνὴρ ἐν Ἀθήναις («C’era un uomo ad Atene») è la struttura narrativa per antonomasia. La formula ἦν γὰρ («era infatti») introduce giustificazioni e spiegazioni nelle narrazioni storiche.
In filosofia, la terza persona assume rilevanza ontologica: Parmenide costruisce il suo poema sulla dicotomia tra ἔστι («è», presente) e il negato οὐκ ἔστι. L’imperfetto ἦν viene usato da Platone per parlare del mondo sensibile che «era» ma non «è» con la stessa stabilità delle Idee.
Duale
Il numero duale è una delle caratteristiche più affascinanti e arcaiche del greco antico. Mentre le lingue moderne — e il latino stesso — si limitano a singolare e plurale, il greco classico (e ancor più l’omerico) manteneva un terzo numero per esprimere esattamente due entità. Si tratta di un fossile indoeuropeo: il sanscrito vedico lo conservava pienamente, ma nelle lingue europee sopravvive solo in greco (e, parzialmente, nel gotico). Nella prosa attica del IV secolo a.C. il duale era già in declino, sostituito dal plurale; nella poesia omerica e nella tragedia è invece pienamente vitale.
Seconda persona duale — ἦστον (voi due eravate)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Duale | ἦστον | êston | voi due eravate |
La seconda persona duale ἦστον è strutturata come ἦ- + -στον. La desinenza -στον è la desinenza duale secondaria attiva per la seconda persona, presente anche in altri verbi (es. ἐλύετον). Si noti la coincidenza con la prima persona duale nella sua variante ἦστον: dal punto di vista puramente morfologico, ἦστον può essere prima o seconda duale, e solo il contesto (soprattutto il pronome personale: ἡμεῖς per la prima, ὑμεῖς per la seconda) permette di distinguerle.
Dal punto di vista semantico, quando un personaggio si rivolge a due interlocutori simultaneamente, la seconda persona duale crea un effetto di grande immediatezza drammatica. Nella Lisistrata di Aristofane (v. 1273 ss.) troviamo forme duali usate per indicare i due ambasciatori ateniese e spartano che trattano la pace insieme.
Terza persona duale — ἤστην (essi due erano)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Duale | ἤστην | êstên | essi due erano |
La terza persona duale ἤστην è l’unica forma duale con una desinenza esclusiva: -στην (con eta, lunga) non compare in nessun’altra persona del paradigma. Ciò la rende morfologicamente inequivocabile. L’accento cade sulla prima sillaba (ἤ-) perché la forma è bisillabica con la prima sillaba lunga per natura (augmento).
Esempi letterari della terza duale sono rari nella prosa, ma poeticamente significativi. Nell’Iliade e nell’Odissea il duale compare per riferirsi a coppie emblematiche: i due Aiaci, i due figli di Atreo, oppure Achille e Patroclo. Quando Omero scrive di queste coppie al passato, usa forme come ἤστην per «erano (i due)», caricando la forma di un significato quasi rituale, che sottolinea il legame indissolubile tra i due personaggi.
Plurale
Prima persona plurale — ἦμεν (noi eravamo)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Plurale | ἦμεν | êmen | noi eravamo |
La prima persona plurale ἦμεν è formata con la desinenza secondaria -μεν, che è la desinenza di prima persona plurale per eccellenza nel greco (come nel sanscrito -mah e nel latino -mus). La forma risultante, ἦμεν, è semplice e regolare.
Come abbiamo visto, questa forma coincide con la prima persona duale nella sua variante ἦμεν. In prosa, la disambiguazione avviene tramite il contesto numerico (se si parla di un gruppo di tre o più persone, è plurale; se di due, è duale). Nella prosa di Tucidide, la prima persona plurale dell’imperfetto di εἰμί compare spesso in contesti di discorso diretto: ἦμεν γὰρ ἐκεῖ («eravamo lì»), a marcare la testimonianza diretta dell’oratore.
Seconda persona plurale — ἦτε (voi eravate)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Plurale | ἦτε | ête | voi eravate |
La seconda persona plurale ἦτε è costruita con la desinenza secondaria -τε, che si ritrova in tutti i verbi greci per la seconda persona plurale dei tempi storici (aorist: ἐλύσατε, imperfetto tematico: ἐλύετε, ecc.). La forma ἦτε è chiara e non presenta ambiguità.
Sul piano pragmatico, la seconda persona plurale dell’imperfetto è frequente nei discorsi oratori in cui l’oratore si rivolge all’assemblea o alla giuria ricordando un passato condiviso: ἦτε μάρτυρες («eravate testimoni»). Demostene e Lisia ne fanno uso efficace per coinvolgere emotivamente i giudici, trasformandoli da ascoltatori passivi a partecipanti attivi del racconto.
Terza persona plurale — ἦσαν (essi erano)
| Numero | Forma | Traslitt. | Traduzione |
| Plurale | ἦσαν | êsan | essi erano |
La terza persona plurale ἦσαν è composta da ἦ- + -σαν. La desinenza -σαν è la desinenza di terza persona plurale dei tempi secondari atematici (si ritrova anche nell’aoristo passivo: ἐλύθησαν). L’elemento -σ- ha probabilmente origine indoeuropea come elemento di coniugazione della terza persona plurale in alcuni contesti (cfr. lat. -sunt, sanscr. -santi).
La terza persona plurale è, insieme alla terza singolare, la forma più attestata nell’intera letteratura greca. Nelle narrazioni storiche introduce l’azione collettiva: ἦσαν δὲ πολλοί («erano molti»), ἦσαν γὰρ ἰσχυροί («erano forti, infatti»). Erodoto la usa continuamente per descrivere i popoli che incontra: ἦσαν δὲ οἱ Πέρσαι… apre decine di etnografie nelle Storie.
Schema Riassuntivo della Coniugazione
La seguente tabella raccoglie in forma sinottica l’intera coniugazione dell’indicativo imperfetto attivo di εἰμί, con traslitterazione e traduzione italiana.
| Persona | Numero | Forma Greca | Traslitterazione | Traduzione |
| 1ª pers. | Singolare | ἦν / ἦ | ên / ê | io ero |
| 2ª pers. | Singolare | ἦσθα | êstha | tu eri |
| 3ª pers. | Singolare | ἦν | ên | egli/ella era |
| 1ª pers. | Duale | ἦμεν / ἦστον | êmen / êston | noi due eravamo |
| 2ª pers. | Duale | ἦστον | êston | voi due eravate |
| 3ª pers. | Duale | ἤστην | êstên | essi due erano |
| 1ª pers. | Plurale | ἦμεν | êmen | noi eravamo |
| 2ª pers. | Plurale | ἦτε | ête | voi eravate |
| 3ª pers. | Plurale | ἦσαν | êsan | essi erano |




