Il primo triumvirato

primo triumvirato

La guerra civile tra Mario e Silla e la dittatura di quest’ultimo avevano dimostrato che le istituzioni repubblicane (Senato, magistrature e comizi) avevano perso gran parte del loro valore e riuscivano a imporsi sulla scena politica generali che potevano contare sull’appoggio del proprio esercito. Morti Mario e Silla, infatti, fu la volta di altri tre generali: Marco Licinio Crasso, Gneo Pompeo e Caio Giulio Cesare.

La rivolta degli schiavi

Nei territori dominati da Roma centinaia di migliaia di schiavi, catturati nelle terre di conquista, erano costretti a lavorare la terra. Gran parte dell’economia romana era dunque diventata schiavistica, cioè si fondava sullo sfruttamento di una manodopera che costava poco e assicurava grandi guadagni. Le condizioni di vita degli schiavi erano spesso durissime e vi furono violenti ribellioni. La più grave scoppiò nel 73 a.C., quando Spartaco, un gladiatore originario della Tracia, si mise a capo di una rivolta di una scuola di gladiatori di Capua, in Campania, e in poco tempo raccolse intorno a sé decine di migliaia di schiavi che lavoravano nelle campagne. A domare la rivolta fu chiamato Crasso, un ricco rappresentante del ceto dei cavalieri. Crasso si distinse come abile generale e nel 71 a.C. sconfisse Spartaco e i suoi seguaci.

Pompeo

Fattosi valere come generale di Silla nella guerra civile contro Mario, Pompeo venne eletto console nel 70 a.C. insieme con Crasso. Desideroso di ottenere l’appoggio non solo degli ottimati ma anche dei popolari, in un anno abolì tutte le riforme attuate da Silla nella sua dittatura, ripristinando i regolari ordinamenti repubblicani. Nel 67 a.C. fu incaricato dal Senato di sconfiggere i pirati che da tempo infestavano le coste di Creta e dell’Asia Minore. I pirati rappresentavano, infatti, una grave minaccia per le imbarcazioni mercantili romane nel Mediterraneo e danneggiavano i commerci. In soli tre mesi Pompeo riuscì a ottenere la vittoria. Poco dopo Pompeo concluse vittoriosamente anche la guerra contro Mitridate, iniziata da Silla, e riaffermò il dominio di Roma in Asia Minore; conquistò poi la Siria e tutta la costa mediterranea fino all’Egitto. Le ripetute vittorie fecero di Pompeo l’uomo più potente nella scena politica romana.

Il Senato preoccupato che Pompeo, divenuto troppo potente, seguisse i passi di Silla e instaurasse una dittatura, non volle riconoscere i provvedimenti da lui presi in Oriente e rifiutò di concedere le terre che aveva promesso come premio ai suoi soldati. Pompeo, per ottenere quanto gli spettava, cercò quindi l’appoggio degli uomini allora più influenti a Roma: Marco Licinio Crasso e Caio Giulio Cesare, un patrizio che era diventato il capo dei popolari. Nel 60 a.C. i tre strinsero un patto privato, noto con il nome di primo triumvirato, in quanto indicava l’unione di tre (tres) uomini (viri) a capo del governo. Grazie all’appoggio di Cesare, e quindi di tutti i popolari, Pompeo vide riconosciuti i suoi provvedimenti. Cesare, in cambio ottenne di diventare governatore della provincia della Gallia Cisalpina (attuale Italia Settentrionale) e Narbonense (attuale Provenza) per cinque anni.

Lo stesso anno in cui diventò governatore, Cesare organizzò una grandiosa campagna militare per sottomettere tutte le popolazioni della Gallia. La guerra durò circa sette anni e fu narrata dallo stesso Cesare in un avvincente diario di guerra intitolato De bello Gallico (La guerra gallica). Nel 52 a.C., quando Cesare aveva ormai conquistato tutto il territorio, le popolazioni galliche cercarono di ribellarsi al dominio romano unendo tutte le loro forze sotto la guida di Vercingetorige, ma furono definitivamente sconfitte nel 51 a.C. ad Alesia.

La guerra civile tra Cesare e Pompeo

Nel 53 a.C. Crasso era morto e si era quindi rotto il triumvirato. Cesare, finita la sua campagna militare in Gallia, voleva tornare a Roma e candidarsi al consolato. Il Senato, temendo che Cesare portasse al potere i popolari, preferì sostenere Pompeo e lo elesse unico console. Ordinò poi a Cesare di fare rientro a Roma come privato cittadino, sciogliendo il suo esercito. Cesare rifiutò. Nel 49 a.C. si diresse verso Roma e a capo delle sue truppe attraversò il fiume Rubicone, che segnava il confine del territorio sacro di Roma. Era una vera e propria dichiarazione di guerra contro il Senato e Pompeo. Questi, consapevole della forza di Cesare, preferì lasciare Roma e fuggire prima nel Sud Italia e di lì in Oriente, per avere il tempo di radunare un esercito. Cesare lo raggiunse e lo affrontò a Farsalo, in Grecia. I pompeiani furono sconfitti e Pompeo fuggì in Egitto, dove venne ucciso dal re Tolomeo XIII, che credeva così di farsi amico Cesare. Questi invece lo punì per il suo atto, lo depose dal trono e consegnò il regno alla sorella Cleopatra.

Dopo aver sconfitto gli ultimi seguaci di Pompeo tra il 46 e il 45 a.C., Cesare rientrò a Roma come vincitore e si nominò dittatore a vita. Il suo primo obiettivo fu quello di riportare la pace a Roma, di eliminare i conflitti tra le diverse classi sociali (classe senatoria, cavalieri e popolo) e di ottenere il consenso di tutta la popolazione romana. Per questo, a differenza di Silla, fu clemente con i suoi avversari politici, assegnò delle terre ai cittadini più poveri e aumentò il numero di senatori e di magistrati per far fronte alle esigenze di un territorio sempre più vasto. Nonostante la sua politica mirasse a non scontentare nessuno, una parte della classe senatoria non accettò il suo enorme potere, considerandolo un pericolo per la repubblica. Così alle Idi di marzo del 44 a.C., mentre entrava in Senato, Cesare fu ucciso a pugnalate da un gruppo di senatori.

Nel calendario romano le Idi erano il tredicesimo giorno di ogni mese, ad eccezione dei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre nei quali cadevano il quindicesimo giorno.

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