Il binomio fantastico

Tempo fa lessi alcune favole tratte dal libro Favole al telefono di Gianni Rodari e in un primo momento le trovai assurde. Mi aspettavo una morale, un insegnamento, una trama classica e invece non c’era nulla di tutto questo.

Le filastrocche di Rodari mi sono sempre piaciute, perchè sembrano seguire un ritmo piacevolissimo, ma le favole proprio no, le trovavo sconclusionate. Poi ho capito. Le leggevo da adulta e non da bambina. Appena l’ho capito improvvisamente quelle favole mi sono sembrate geniali! Un’esplosione di fantasia.

Gianni Rodari sosteneva che tutti noi possiamo essere capaci a scrivere o a raccontare favole, basta solo stimolare leggermente la nostra fantasia e così, partendo dai suoi studi linguistici sull’asse di selezione di Roman Jakobson, è approdato all’ideazione del metodo da lui chiamato binomio fantastico.

Cosa è il binomio fantastico?

E’ l’arte di sapere inventare, stimolare i bambini a farlo li aiuterà a sviluppare la capacità di risolvere i problemi divertendosi. Il binomio fantastico aiuta a sviluppare il pensiero laterale (l’osservazione del problema da diverse angolazioni)! Il nonsenso può restare tale!

La tecnica parte dal presupposto che “la parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, che la costringe a uscire dai binari dell’abitudine”.

In questo breve video capirai come applicare la tecnica :

Se vuoi inventare una storia prova con queste due parole: macchina e nuvola.

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Di seguito una favola di Rodari, Giacomo di cristallo

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l’aria e l’acqua.
Era di carne e d’ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente. Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca. Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.

Un’altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.
Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli faceva una domanda, prima che aprisse bocca.
Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava «Giacomo di cristallo», e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.
Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo.
Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia.
Chi si ribellava era fucilato.
I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.
La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.
Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno.
Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.
Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.
Ma allora successe una cosa straordinaria.
I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne.
La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.
Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.
Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

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