La Restaurazione

Il congresso di Vienna

Le grandi potenze europee sconvolte dalla rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche volevano ritrovare il vecchio equilibrio e si riunirono in congresso a Vienna. Il Congresso di Vienna ebbe luogo tra il 1814 e il 1815, promosso da Austria, Inghilterra, Russia e Prussia.

I principi ispiratori del congresso furono due:

  • Principio di legittimità: ogni territorio doveva tornare a chi lo possedeva prima della rivoluzione francese.
  • Principio di equilibrio: la grandezza territoriale dei vari Stati doveva essere bilanciata e per questo si dovevano creare degli Stati “cuscinetto”.

Uno Stato cuscinetto è un paese che sorge tra due grandi potenze rivali o potenzialmente ostili; l’esistenza di questo Stato è pensata e pianificata per cercare di evitare un conflitto aperto tra le potenze maggiori.

Il fine di tutte le nazione era dunque il medesimo: la Restaurazione dei regimi monarchici.

L’Austria riprese i suoi possedimenti, tra cui il Lombardo-Veneto. La Russia ottenne quasi tutta la Polonia. La Prussia ebbe dei territori lungo il fiume Reno con i quali si cercò di arginare un’eventuale espansione francese: questi territori fungevano quindi da “cuscinetti”.  L’Inghilterra prese molte colonie francesi e olandesi. La Francia perse tutte le sue conquiste e il suo territorio fu riportato entro i confini precedenti al 1789. L’Italia fu divisa in Stati, molti dei quali controllati dall’Austria.

  • Regno di Sardegna: Stato cuscinetto, composto da Piemonte, Sardegna e Liguria, posto sotto la dinastia Savoia il cui re era all’epoca Vittorio Emanuele I.
  • Regno Lombardo-Veneto: a cui era stata aggiunta la Repubblica di Venezia, governato da un viceré e sotto il dominio austriaco.
  • Ducato di Parma e Piacenza: sotto il dominio austriaco.
  • Ducato di Modena e Reggio.
  • Granducato di Toscana.
  • Stato pontificio: (Lazio, Umbria, Marche e Romagna) restituito a papa Pio VII che accettò il controllo da parte dell’Austria.
  • Regno delle due Sicilie: sotto Ferdinando I di Borbone alleato con l’Austria.

Tutte le potenze europee vollero stipulare un’alleanza che tenesse conto dei principi cristiani. Gli imperatori di Russia e Austria e il re di Prussia stipularono il patto della Santa Alleanza che impegnava i sovrani ad aiutarsi reciprocamente in nome della fratellanza cristiana. Al di là dei risvolti religiosi di facciata, l’alleanza celava motivi politici: affermava il principio di non intervento secondo cui gli Stati alleati erano autorizzati a intervenire militarmente nel caso in cui l’ordine stabilito dal Congresso di Vienna fosse minacciato da rivolte. Per tale motivo si sigla la quadruplice Alleanza (alle tre potenze sopradette si aggiunge l’Inghilterra) nel novembre del 1815 e nel 1818 viene stipulata la quintuplice Alleanza con la quale le quattro potenze permettevano alla Francia di entrare a far parte del loro accordo. La decisione fu sancita al Congresso di Aquisgrana, in cui fu stabilito un pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Francia e il ritiro delle truppe di occupazione inglesi, russe, prussiane e austriache, stanziate in Francia.

La Restaurazione non fu altro che un ritorno all’assolutismo: i monarchi ristabilirono il proprio potere assoluto senza tenere minimamente in conto le idee di libertà diffusasi dopo la rivoluzione francese. Vennero ristabiliti anche i privilegi della nobiltà e del clero. Tutte le libertà civili (di opinione, di parola e di stampa) furono abolite. Furono contrastate ogni forma di opposizione e il propagarsi di idee rivoluzionarie. Gli ideali della rivoluzione si erano però diffusi tra i cittadini che iniziavano a prendere coscienza dei propri diritti. Imprenditori e borghesia non vedevano di buon occhio l’assolutismo.

Sul fronte politico ad appoggiare la Restaurazione abbiamo l’estrema destra: antiliberale, antilluminista, antidemocratica. All’opposizione abbiamo:

  • Il liberalismo, espressione della medio-alta borghesia che esaltava la libertà assoluta dell’individuo contro ogni forma di potere clericale e statale.
  • Il movimento repubblicano-democratico, che sosteneva i diritti del liberalismo, ma anche valori come l’uguaglianza, la giustizia sociale e la solidarietà. Mazzini e Cattaneo furono i maggiori esponenti del movimento in Italia.
  • Il socialismo, contro la società capitalista.
  • Il costituzionalismo moderato, espresso da aristocrazia e alta borghesia che auspicava a una monarchia limitata da un parlamento.

In questi anni sorsero numerose società segrete, formate da intellettuali, artigiani, borghesi e politici che si riunivano per parlare. Tra le più diffuse abbiamo la  Carboneria (che aveva a riferimento la professione dei carbonai) di stampo democratico-costituzionale, molto attiva in Spagna e Italia.

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