La guerra sociale a Roma

la guerra sociale a Roma

La riforma agraria dei Gracchi non ebbe il tempo di sortire effetti. Già dal 121 a. C., anno della morte di Caio, i lotti di terra ridistribuiti furono resi alienabili, ossia soggetti a compravendita; ciò favorì la rinascita di forme di accaparramento latifondistico. Negli anni a seguire predominarono inizialmente le forze conservatrici, ma ben presto il ceto equestre venne a costituire un elemento di moderazione  nella vita politica romana.

Una svolta fu segnata dalla guerra contro Giugurta, re dei numidi e nipote del fedele Massinissa. Giugurta dopo aver sconfitto i fratelli, nel 112 a. C., sterminò i commercianti italici che risiedevano in Numidia. La guerra con Roma fu inevitabile. Si iniziarono a diffondere voci secondo le quali Giugurta aveva corrotto gli ambasciatori inviati dal senato romano. In questo clima si determinò un’alleanza tra i cavalieri e i proprietari che militavano nell’esercito contro Giugurta. Questo determinò l’elezione di Gaio Mario, di famiglia equestre, al consolato.

Chi era Gaio Mario?

Un uomo proveniente da Arpino, un municipio che da pochi anni aveva ottenuto la cittadinanza romana; fortunato negli affari, si era arricchito, decidendo di intraprendere la carriera senatoria. Lo appoggiava la nota famiglia dei Metelli ed era sposato con Giulia, la zia di Cesare, il futuro dittatore. In questo modo si era imparentato con la famiglia patrizia più antica di Roma, quella che faceva risalire le sue origine a Enea.

Mario cambiò l’esercito romano:

  • Permise ai proletari di arruolarsi
  • Stabilì che lo Stato avrebbe corrisposto una paga e le armi a ogni singolo soldato
  • Promise ai proletari, in caso di vittoria, la spartizione del bottino e delle terre

Nel 107 a. C. fu eletto al consolato e revocò il comando della guerra contro Giugurta a Metello, assumendo in prima persona il comando. Nel contempo Cimbri e Teutoni (popolazioni germaniche) si erano avvicinate ai confini dell’Italia e di fronte a questo rischio Mario fu eletto console ininterrottamente dal 104 al 100 a. C. Sconfiggendo i nemici finì col mettersi a capo di una coalizione fondata sull’alleanza tra cavalieri e popolari. La coalizione propose una legge che prevedeva l’assegnazione delle terre  in Numidia ai soldati soldati che avevano combattuto in quella regione sotto il comando di Mario. L’ala senatoria opposta a questa decisione popolare  chiese a Mario di uccidere i portavoci della legge e questi li lasciò al loro destino. Nel 95 a. C. Marco Livio Druso, un tribuno della plebe vicino ai conservatori moderati, propose di raddoppiare il numero di senatori (da 300 a 600) con l’inclusione di esponenti del ceto equestre e propose di concedere la cittadinanza romana agli alleati italici. Il tribuno venne ucciso e la sua proposta dichiarata illegale. La delusione dei popoli italici scatenò la guerra sociale che durò dal 91 all’ 89 a. C. (e si concentrò nell’Italia centrale e meridionale). Il conflitto si risolse con la legge Giulia che concesse agli alleati che non si erano ribellati la cittadinanza e con la legge Plauzia-Papiria che stendeva la cittadinanza anche a tutti i ribelli che avessero cessato le ostilità entro due mesi.

Ma perché era così importante ottenere la cittadinanza romana?

I cittadini romani partecipano alle attività della città, sono esenti dal pagamento dell’imposta diretta (tributum) dopo la battaglia di Pdina ( durante la terza guerra macedonica in cui i romani sconfissero l’esercito macedone del re Perseo nel 168 a. C. ) , partecipano alla divisione dei bottini, delle terre e del frumento. Gli italici non possono dividere  con Roma le ricchezze, anche se l’hanno aiutata a ottenerle, e sono soggetti a oneri militari. I latini posso votare, ma in tribù estratti a sorte.

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