La seconda classe dei verbi in -μι

Accanto ai verbi in -μι con raddoppiamento (prima classe: τίθημι, δίδωμι, ἵστημι…), il greco antico conserva un secondo gruppo più ristretto ma linguisticamente affascinante: i verbi in –μι che presentano un ampliamento in –ν- nel tema del presente.
Essi sono noti nella grammatica tradizionale come “seconda classe dei verbi in –μι” o “verbi con suffisso nasale (n-infix)”.
Si tratta di verbi che mostrano, nella loro forma originaria, un’antichissima strategia indoeuropea: l’inserimento del suono nasale –ν– dentro la radice per formare il tema del presente. Una tecnica ormai scomparsa in greco moderno, ma perfettamente viva in dialetti arcaici.
Origine e spiegazione storica
Per capirlo dobbiamo spingerci alla ricostruzione indoeuropea. In molte lingue antiche esistono meccanismi derivazionali che inseriscono un elemento consonantico (spesso nasale) nella radice per ottenere un tema durativo o iterativo: è un modo per trasformare una radice semantica in una forma verbale che esprima processo, attività in corso o azione ripetuta. Il greco conserva tracce di questa pratica in poche classi verbali; i verbi in -μι con infisso nasale sono il testimone di quel processo.
Questa strategia ha senso sul piano funzionale: mentre l’aoristo segnala frequentemente un’azione puntuale o vista nella sua totalità, il presente con infisso nasale marcava probabilmente un aspetto diverso (durativo, iterativo, o semplicemente “processuale”). Col tempo l’opposizione semantica può essersi attenuata, ma la traccia formale rimase.
Caratteristiche generali della seconda classe
I verbi di questa classe:
- formano il tema del presente inserendo nel mezzo della radice un infisso nasale ν.
- terminano al presente con la desinenza -μι.
- non presentano raddoppiamento (come fanno invece τίθημι, δίδωμι, ecc.).
- hanno un tema dell’aoristo che ritorna alla radice originaria senza infisso nasale (aoristo sigmatico, forte o tematico a seconda del verbo).
- sono verbi di origine indoeuropea molto antica, talvolta irregolari o specializzati semanticamente.
I verbi più importanti della classe sono:
- μείγνυμι (mescolare)
- σβέννυμι (spegnere)
- δείκνυμι (mostrare)
- λείβω > λείβω/ λιβ- + ν → λείγνυμι (forma arcaica)
- ἄγνυμι (rompere)
Il verbo più frequente e noto è δείκνυμι, e per questo spesso viene usato come modello.
Formazione del tema: l’infisso nasale -ν-
Il cuore di questa classe è la formazione del tema del presente.
Il meccanismo è questo:
- Si parte dalla radice verbale (es. δεικ- = “mostrare”).
- Si inserisce -ν- prima della consonante finale, generando δεικ-ν-.
- A questo tema si aggiunge la desinenza atematica, cioè -μι.
Il risultato:
- δείκνυμι = mostro
- tema: δεικ-νυ-
Da qui derivano tutte le altre forme del presente.
Fonologia
L’inserzione del nasale non è un’operazione “innocua”: produce effetti fonetici e, nel tempo, fonologici. A seconda delle consonanti adiacenti e della vocale che segue o precede, il nasale può lasciare tracce diverse: consonante assimilata, vocali di appoggio, modifiche della sillabazione. In alcuni casi la presenza del nasale ha richiesto una vocale di inserzione (un “vocalic support”) per rendere pronunciabile la sequenza; in altri casi il nasale ha prodotto assimilazioni o perdita di altre consonanti.
Queste interazioni spiegano alcune forme “irregolari” o la variabilità che troviamo nelle attestazioni poetiche e dialettali. Inoltre il nasale è spesso conservato nei dialetti più arcaici o nelle forme poetiche: in versi epici la forma con infisso si adatta meglio allo schema metrico e tende ad essere preferita dagli autori che riproducono luoghi linguistici più antichi.
Esempi letterari e valore stilistico
Nella poesia antica (Omero, i lirici, anche i tragici in un certo senso) l’uso di forme con infisso nasale è frequente e spesso motivato da esigenze metriche o stilistiche. L’antico carattere più “robusto” di queste forme le rende adatte al linguaggio epico: la loro struttura interna permette variazioni ritmiche e spesso conferisce un tono arcaizzante.
Negli autori più tardi l’uso può attenuarsi o frammentarsi: le forme possono essere sostituite da congeneri tematici o da perifrasi. Ma la presenza in testi arcaici e classici è una fonte fondamentale per la loro ricostruzione.
Dialetti e varianti
La conservazione di forme con il nasale è legata a fattori dialettali. Alcuni dialetti arcaici o conservatori (ad esempio certe varietà ioniche o epicistiche) mostrano una maggiore frequenza di questi temi; altre tradizioni, o la lingua attica più tarda, possono avere tendenze diverse e usare alternative tematiche o morfologiche. Quindi, quando si affronta un testo, è utile tener conto della matrice dialettale: ciò che appare normale in un testo epico potrebbe suonare arcaico o “poetico” in uno tratto attico classico.





3 Risposte
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