La Prima guerra mondiale

1915-1918

prima guerra mondiale

Nel 1914 i rapporti tra le potenze europee erano tesi e difficili. La Francia voleva riconquistare l’Alsazia e la Lorena, cedute alla Germania in seguito alla sconfitta della guerra franco-prussiana. L’Inghilterra intendeva mantenere la sua supremazia marittima e coloniale, perciò era preoccupata per la concorrenza della Germania, in forte crescita economica e militare. L’Austria si era attirata le ostilità della Serbia in seguito all’annessione della Bosnia-Erzegovina, regione balcanica abitata da molti serbi. La Russia da sempre desiderava espandersi nei Balcani per avere uno sbocco diretto sul mar Mediterraneo a discapito dell’impero ottomano, per cui appoggiava i serbi nella lotta all’indipendenza della regione.

I trattati di alleanza che legavano le potenze europee erano nati per mantenere la pace, ma vincolavano gli Stati che li avevano stipulati all’aiuto reciproco in caso di guerra. Erano dunque alleanze “contro” qualcuno. Dal 1882 Germania, Italia e impero austro-ungarico avevano creato la Triplice Alleanza: ognuno dei tre Stati si impegnava a difendere gli altri in caso di attacco. Non mancavano, però, le fragilità:

  • Tra Austria e Italia restavano tensioni per il completamento dell’unità nazionale italiana (mancavano il Trentino e la Venezia-Giulia). Inoltre l’Italia non intendeva applicare l’accordo in caso di conflitto con l’Inghilterra. 
  • Francia, Inghilterra e Russia avevano firmato un’alleanza nel 1907, il patto della Triplice Intesa, per contrastare la Germania.

Bastò poco a rompere gli equilibri precari: il 28 giugno del 1914, a Sarajevo, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, fu ucciso da uno studente slavo indipendentista. L’Austria accusò la Serbia di aver aiutato l’organizzazione indipendentista e le dichiarò guerra con l’approvazione della Germania. La Russia decretò la mobilitazione generale e la Francia e la Germania dovettero aiutarla perché il patto della Triplice Intesa lo prevedeva. Così la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia e occupò il Belgio, paese neutrale, puntando direttamente a Parigi. La Gran Bretagna, preoccupata dell’avanzata tedesca, venne in aiuto degli alleati della Triplice Intesa. L’intento della Germania era di agire velocemente, ma la guerra si trasformò in una guerra di posizione, basata sull’uso dell’artiglieria pesante .

In Polonia (a est) i tedeschi fermarono l’avanzata russa, mentre i russi sconfissero gli austriaci in Galizia (a sud). Gli inglesi operarono il blocco navale per impedire alla Germania di ricevere rifornimenti via mare; i tedeschi usarono il sottomarino per rompere il blocco, colpendo anche navi civili.

Il progresso industriale permetteva di allungare i tempi di guerra, si pensi alle tecniche di conservazione dei cibi. L’industria chimica forniva esplosivi e gas tossici.

Il conflitto, partito in Europa, raggiunse dimensioni mondiali perché fu combattuto da potenze che avevano risorse in tutto il mondo e potevano mobilitare uomini dalle loro colonie fuori d’Europa. Così, per esempio, troviamo  a combattere in Francia i senegalesi e in Inghilterra gli indiani.

La Triplice Alleanza prevedeva sostegno se uno dei membri fosse stato attaccato, ma poiché era stata L’Austria a dichiarare guerra alla Serbia e la Germania ad attaccare il Belgio, l’Italia non era tenuta a partecipare. Non mancavano però coloro che premevano per un intervento dell’Italia: gli interventisti speravano di approfittare delle dinamiche di guerra per ottenere l’annessione di Trieste del Venezia- Giulia. Tra gli interventisti c’erano i nazionalisti che volevano affermazione militare per la propria nazione, i socialisti rivoluzionari, tra i quali c’era Mussolini, il quale abbandonò il giornale “Avanti” e fondò “Il Popolo d’Italia” per sostenere l’intervento e gli irredentisti, che volevano l’autonomia dell’Italia.

Anche il re Vittorio Emanuele III era a favore dell’intervento così il 24 maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra!

Nel 1916 i tedeschi sferrarono una violenta offensiva a Verdun, in Lorena; gli inglesi risposero con una contro offensiva sul fiume Somme, usando per la prima volta il carro armato. Per aiutare gli alleati impegnati a Verdun, il generale italiano Cadorna ordinò una nuova offensiva al di là dell’Isonzo. Gli austriaci prepararono una spedizione punitiva che dal Trentino penetrava in pianura padana, ma fortunatamente gli italiani riuscirono a fermarli e conquistare Gorizia.

La guerra nel frattempo era diventata un evento di massa, capace di coinvolgere anche la popolazione civile. Il popolo aveva fame, perché i salari restavano bassi ma i prezzi della merce aumentavano, essendo la maggior parte delle industrie concentrate a produrre beni per gli eserciti. Fu necessario dedicarsi alla propaganda, per alleviare il malcontento generale si cercava di persuadere i cittadini che la ragione stava dalla loro parte e che il loro paese combatteva in nome della civiltà contro le barbarie. I casi di ammutinamento e di scioperi non mancarono, ma tramite la propaganda si ridussero.

Nel 1917 i tedeschi decisero di affondare con i sottomarini tutte le navi che si fossero avvicinate alla costa dei paesi nemici, anche quelle neutrali. La scelta fu dettata dal fatto che gli inglesi spadroneggiavano nei mari e impediva alle navi mercantili di sbarcare e fornire rifornimenti nei porti tedeschi. L’atteggiamento dei tedeschi infastidì il presidente democratico Wilson che decise di entrare in guerra in aiuto della Triplice Intesa. Con loro alleati la superiorità delle risorse rispetto alla Triplice Alleanza era schiacciante. A pagarne per prima le conseguenze fu la Russia, socialmente ed economicamente più arretrata, si trovò in piena rivoluzione, scoppiata nell’ottobre del 1917. La rivoluzione abbatté la monarchia degli zar (Nicolò II fu costretto ad abdicare) : il nuovo governo firmò un armistizio con Austria e Germania e la Russia uscì dal conflitto.

Nello stesso anno, in Italia, austriaci e tedeschi entrarono a Caporetto e l’esercito italiano, ormai stanco, arretrò fino al fiume Piave. Il generale Cadorna fu destituito e al suo posto nominato Armando Diaz. Venne formato un nuovo governo di unità nazionale, formato anche dai rappresentanti dell’opposizione, presieduto da Vittorio Emanuele Orlando che mobilitò tutte le risorse del paese per sostenere la resistenza e così l’offensiva austro-tedesca fu arrestata. L’armistizio fu firmato il 3 novembre del 1918. L’Austria andava comunque incontro alla fine della monarchia: il successore di Francesco Giuseppe, Carlo d’Asburgo fu costretto ad abdicare e un’assemblea nazionale proclamò la nascita della Repubblica. Anche in Germania il re Guglielmo II fu costretto ad abdicare e venne, anche qui, proclamata la Repubblica. A guidare il nuovo governo, guidato da un consigliere, fu firmare un armistizio con l’Intesa.

L’Impero ottomano fu colpito dalla stessa sorte: l’instaurazione della Repubblica.

In Russia, dopo la fine della monarchia, il governo era diviso tra un governo provvisorio che voleva proseguire la guerra e i soviet, organizzazione autonome di soldati, operai, contadini, prevalentemente socialisti e divisi in due fazioni:

  • I menschevichi, la minoranza, i quali pensavano che i tempi non fossero maturi per una rivoluzione della società
  • I bolscevichi, la maggioranza, i quali volevano una rivoluzione che portasse i proletari al potere. Alla guida del movimento ci fu Lenin, a capo della rivoluzione d’ottobre. Le terre furono date ai contadini russi e venne firmata una pace con la Germania, perdendo Finlandia, Polonia, Ucraina, Estonia, Lettonia e Lituania che divennero indipendenti.

I Bolscevichi presero il nome di partito comunista e adottarono un regime dittatoriale, perseguitando gli altri partiti. La guerra civile non tardò ad arrivare e l’armata rossa, guidata da Leone Trockij fronteggiò le guardie bianche, sostenitori del vecchio regime. Per sfamare i soldati dell’armata rossa Lenin si vide costretto a confiscare prodotti agricoli e bestiame dalle campagne, ma una volta finita la guerra civile questa forma di comunismo di guerra fu sostituito con l’introduzione della NEP (nuova politica economica) interrompendo le confische e formando così un nuovo ceto di contadini benestanti, i kulaki. Nel 1922 fu proclamata la nascita di un nuovo Stato, l’URSS o Unione Sovietica o Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, uno stato federale con capitale Mosca.

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