Coniugazione dell’ottativo attivo presente del verbo τίθημι

Il verbo τίθημι (“porre, mettere, collocare, stabilire”) è uno dei più importanti della lingua greca antica e appartiene alla classe dei verbi atematici in -μι, caratterizzati da forme arcaiche e irregolari. Tra i modi verbali, l’ottativo attivo rappresenta uno strumento cruciale per esprimere eventualità, desiderio, possibilità e condizione remota.
A differenza del congiuntivo, che indica possibilità o scopo immediato, l’ottativo ha una valenza ipotetica o prospettica: esprime ciò che potrebbe avvenire in un contesto futuro o condizionale, oppure ciò che si desidererebbe. Nel caso di τίθημι, l’ottativo permette di presentare l’atto del “porre” come un evento eventuale, auspicato o subordinato a condizioni non realizzate.
Studiare l’ottativo attivo di τίθημι non significa solo memorizzare una serie di forme: significa comprendere come la morfofonologia atematica si adatti a esprimere sfumature di significato sofisticate, e come questo verbo mantenga la sua importanza nei testi poetici, filosofici e storici.
Valore dell’ottativo attivo
L’ottativo attivo in greco antico è usato principalmente per:
- esprimere desiderio (“vorrei che…”),
- ipotetiche situazioni future (“potrebbe accadere che…”),
- condizioni remote (“se fosse così, allora…”),
- proposizioni indirette nel passato (discorso riportato).
Con τίθημι, l’ottativo attivo indica quindi il “porre” come atto possibile, auspicato o subordinato a circostanze ipotetiche.
Analisi dettagliata persona per persona
Singolare
1ª persona singolare – τιθείην
Significa “che io ponga”, “vorrei che io ponessi”.
- La vocale suffisso -ιη- è caratteristica dell’ottativo attivo.
- La desinenza -ν conferma la prima persona singolare.
- Semantica: esprime desiderio, possibilità o condizione remota riferita al soggetto.
- Uso tipico: in subordinate desiderative o ipotetiche, spesso introdotte da εἰ, εἰ μή o in discorso indiretto.
2ª persona singolare – τιθείης
Significa “che tu ponga”, “vorrei che tu ponessi”.
- La vocale lunga -ιη- insieme alla desinenza -ς segnalano la seconda persona.
- Semantica: esprime un’azione voluta o possibile attribuita al destinatario della frase.
- Uso: in desideri, inviti o condizioni ipotetiche rivolte a un interlocutore specifico.
3ª persona singolare – τιθείη
Significa “che egli/ella ponga” o “vorrei che ponesse”.
- La forma è priva di desinenza marcata: la vocale suffisso -ιη- basta a distinguere l’ottativo.
- Uso frequente in testi storici e filosofici per esprimere possibilità o condizione non realizzata.
- Spesso compare in subordinate condizionali o in frasi desiderative indirette.
Il duale
Il duale indica due soggetti e presenta forme particolari, soprattutto in poesia e testi arcaici.
2ª persona duale – τιθείητον
Significa “che voi due poniate”.
- Desinenza -ητον: tipica del duale attivo dell’ottativo.
- Uso: azione simultanea e ipotetica attribuita a due soggetti, spesso con valore poetico o formale.
3ª persona duale – τιθείητον
Significa “che essi/esse due pongano”.
- Coincide formalmente con la seconda persona duale.
- Come spesso accade nel duale, la distinzione tra 2ª e 3ª persona si perde, e il contesto guida l’interpretazione.
Plurale
1ª persona plurale – τιθείημεν
Significa “che noi poniamo”, “vorremmo che noi ponessimo”.
- La desinenza -μεν indica la prima persona plurale.
- Spesso assume valore esortativo o desiderativo collettivo.
- Comune nelle deliberazioni o nelle esortazioni di gruppo, soprattutto nei testi filosofici.
2ª persona plurale – τιθείητε
Significa “che voi poniate”.
- La desinenza -τε con vocale suffisso lunga distingue chiaramente la seconda persona plurale dell’ottativo.
- Uso frequente nei testi normativi, nelle leggi e nei discorsi esortativi.
3ª persona plurale – τιθείησαν
Significa “che essi/esse pongano”.
- La desinenza -σαν è tipica della terza persona plurale dell’ottativo attivo.
- Semantica: esprime possibilità, condizione remota o azione desiderata di soggetti esterni.
- È comune nelle subordinate ipotetiche o nei testi narrativi con valore prospettico.
Schema riassuntivo della coniugazione
| Persona | Forma |
|---|---|
| 1ª singolare | τιθείην |
| 2ª singolare | τιθείης |
| 3ª singolare | τιθείη |
| 2ª duale | τιθείητον |
| 3ª duale | τιθείητον |
| 1ª plurale | τιθείημεν |
| 2ª plurale | τιθείητε |
| 3ª plurale | τιθείησαν |
Curiosità linguistiche
- Vocale suffisso come marcatore dell’ottativo
Il suffisso -ιη- è l’elemento distintivo dell’ottativo attivo e segnala il valore ipotetico o desiderativo del verbo. - Regolarizzazione del tema
Nonostante τίθημι sia atematico, il tema ottativo è regolarizzato, senza reduplicazione e con vocalismo chiaro. - Usi poetici e filosofici
L’ottativo di τίθημι è particolarmente frequente in testi poetici, elegiaci e filosofici, dove il valore desiderativo o condizionale è centrale. - Applicazione ai composti
Tutte le forme ottative si ritrovano nei composti (προτίθημι, κατατίθημι), rendendo essenziale la loro conoscenza per leggere testi complessi senza difficoltà.




