Gli altri usi di αὐτός, -ή, -ό nel greco antico

Il pronome αὐτός, -ή, -ό è uno degli elementi più versatili e sintatticamente ricchi dell’intera grammatica greca antica. Nella sua funzione più nota, quella di pronome personale di terza persona («egli», «ella», «esso», «loro»), compare nelle forme oblique (genitivo, dativo, accusativo), mai al nominativo. Ma ridurre αὐτός a questo solo ruolo significa ignorare una parte sostanziale — e per certi versi più interessante — del suo comportamento grammaticale.
La parola svolge infatti almeno tre funzioni distinte, ciascuna con proprie regole di posizione sintattica, proprie sfumature semantiche e propri usi idiomatici. Comprendere questi usi nella loro specificità è indispensabile per leggere correttamente la prosa e la poesia greca, dove la confusione tra una funzione e l’altra produce fraintendimenti anche gravi.
Uso intensivo
Definizione e posizione sintattica
Il primo e forse più importante degli usi non pronominali è quello intensivo o enfatico. In questa funzione αὐτός significa «stesso», «in persona», «proprio», e serve a mettere in rilievo il sostantivo o il pronome a cui si riferisce.
La regola sintattica fondamentale è quella della posizione predicativa: αὐτός ha valore intensivo quando si trova al di fuori dell’articolo, cioè quando non è inserito tra l’articolo e il sostantivo. In concreto, precede l’articolo o lo segue dopo il sostantivo:
- αὐτὸς ὁ στρατηγός — «il generale stesso», «proprio il generale»
- ὁ στρατηγὸς αὐτός — «il generale stesso» (stessa funzione, ordine invertito)
In entrambi i casi αὐτός è in posizione predicativa e ha valore intensivo. La sua posizione rispetto al sostantivo può cambiare senza alterare il significato, anche se la collocazione iniziale (αὐτὸς ὁ…) tende a essere più enfatica.
Riferimento a soggetti pronominali
Quando il sostantivo è implicito nel verbo (come avviene spesso in greco, lingua pro-drop), αὐτός al nominativo si riferisce al soggetto della proposizione e lo mette in rilievo:
αὐτὸς ἦλθεν — «venne lui stesso», «venne in persona»
Questa costruzione è estremamente frequente, in particolare con la prima e seconda persona, dove αὐτός si combina con i pronomi personali tonici:
αὐτὸς ἐγώ — «io stesso»
αὐτὸς σύ (o αὐτὸς σύ) — «tu stesso»
αὐτοὶ ἡμεῖς — «noi stessi»
Qui αὐτός concorda con il pronome in genere, numero e caso, aggiungendo l’enfasi.
Il caso assoluto: «αὐτός» senza riferimento nominale
In certi contesti, specialmente filosofici, αὐτός da solo (con o senza articolo) può riferirsi a un ente astratto o all’essenza di qualcosa. Il filosofo Platone usa spesso formule del tipo:
αὐτὸ τὸ καλόν — «il bello in sé», «la bellezza in quanto tale»
αὐτὸ τὸ ἀγαθόν — «il bene in sé»
Qui αὐτός non indica una persona ma un concetto puro, separato dalle sue manifestazioni particolari: è l’uso tipico del linguaggio delle Idee platoniche, in cui l’enfatico «stesso» diventa marchio dell’universale astratto contrapposto al particolare sensibile. Questo uso è caratteristico della prosa filosofica a partire dal V secolo a.C.
Uso identificativo: (ὁ αὐτός = «lo stesso», «il medesimo»)
Definizione e posizione sintattica
Quando αὐτός è preceduto dall’articolo determinativo (sia in posizione attributiva rispetto a un sostantivo, sia da solo), assume il significato di «lo stesso», «il medesimo», esprimendo identità o uguaglianza tra due elementi:
ὁ αὐτὸς ἀνήρ — «lo stesso uomo» (= il medesimo di prima)
τὸ αὐτό — «la stessa cosa», «lo stesso»
οἱ αὐτοί — «le stesse persone», «i medesimi»
In questo uso αὐτός si trova in posizione attributiva, inserito tra l’articolo e il sostantivo, oppure l’articolo precede αὐτός senza sostantivo espresso.
Identità con dativo di relazione
Spesso l’identitativo si costruisce con un dativo per indicare con chi o con cosa si stabilisce l’identità:
ὁ αὐτὸς ἐμοί — «lo stesso che (è identico a) me», «come me»
ταὐτὸν ὑμῖν (crasi di τὸ αὐτόν) — «la stessa cosa per voi»
Il dativo qui non è un dativo di possesso ma di relazione o paragone, e indica il termine rispetto al quale si afferma l’identità.
La crasi ταὐτό(ν) e ταὐτά
Nella lingua attica, la sequenza τὸ αὐτό si contrae frequentemente nella forma crasi ταὐτό o ταὐτόν (con ν efelcistico), e al plurale ταὐτά. Questa forma cratica è rarissima nel greco ionico e omerico, ma è la norma nella prosa attica classica:
ταὐτὸν λέγουσιν — «dicono la stessa cosa»
ταὐτὰ πάσχειν — «subire le stesse cose»
È conveniente riconoscere ταὐτό come equivalente di τὸ αὐτό per non interpretarla erroneamente.
αὐτός nella formazione di avverbi e composti
Da αὐτός derivano numerosi avverbi e composti lessicali che permeano l’intero vocabolario greco:
- αὐτοῦ (genitivo usato avverbialmente) — «lì, nel medesimo luogo», «sul posto»
- αὐτόθι — «in questo stesso luogo»
- αὐτόθεν — «da questo stesso luogo»
- αὐτίκα — «subito», «immediatamente» (propriamente «in questa stessa situazione»)
- αὐτόματος — «spontaneo», «che si muove da sé» (da αὐτός + μέμαα/μάομαι)
- αὐτάρκης — «autosufficiente» (αὐτός + ἀρκέω)
- αὐτόχθων — «autoctono», «nato dalla terra stessa» (αὐτός + χθών)
- αὐτοκράτωρ — «che governa da sé», «sovrano assoluto» (αὐτός + κράτος)
Questo campo derivativo mostra come il concetto semantico nucleo di αὐτός — l’identità con se stesso, la riflessività, l’autonomia — si proietti sistematicamente nel lessico.




