Proposizioni sostantive soggettive del greco antico

Nel sistema sintattico del greco antico, le proposizioni sostantive (o completive) sono proposizioni subordinate che svolgono la funzione di un sostantivo rispetto alla proposizione principale. In quanto tali, possono ricoprire i ruoli tipici del nome: soggetto, oggetto diretto, complemento predicativo e altri.
Le proposizioni sostantive soggettive in particolare sostituiscono il soggetto della frase principale, rispondendo alla domanda «chi?» o «che cosa?» rispetto al verbo reggente. Il predicato della principale è in tal caso impersonale o usato in costruzione personale con soggetto logico posticipato.
Si tratta di strutture sintattiche di grande frequenza nella prosa classica — Tucidide, Platone, Senofonte, Demostene — e nella produzione poetica, e la loro comprensione è fondamentale per la lettura dei testi originali.
Tipi di costruzione
Le proposizioni soggettive in greco antico si realizzano attraverso quattro costruzioni principali:
Proposizioni con ὅτι / ὡς + indicativo (o ottativo obliquo)
Questa è la costruzione più frequente per esprimere un fatto reale o considerato come tale (valore dichiarativo-fattivo).
- ὅτι introduce una subordinata di contenuto oggettivo, un fatto certo.
- ὡς ha sfumatura più soggettiva: esprime la prospettiva di qualcuno, il «come» si presenta un fatto. Spesso accompagna verbi di pensiero.
Esempi:
δῆλόν ἐστιν ὅτι οἱ Ἀθηναῖοι νικῶσιν. È chiaro che gli Ateniesi vincono.
φανερόν ἐστιν ὡς οὐδεὶς ἐθέλει πολεμεῖν. È evidente che (a quanto pare) nessuno vuole combattere.
Il verbo della subordinata è all’indicativo nel discorso diretto / principale. Nella subordinazione (discorso indiretto dipendente da un reggente al passato), può subire il passaggio all’ottativo obliquo (per assimilazione al tempo storico del reggente), con la cosiddetta attrazione modale.
ἐδήλωσεν ὅτι οἱ Ἀθηναῖοι νικῷεν. (ottativo obliquo) Mostrò che gli Ateniesi vincevano.
Proposizioni con ὅτι / ὡς + ottativo (eventuale)
Quando la proposizione esprime un contenuto non fattivo ma eventuale o ipotetico, il modo è l’ottativo senza ἄν.
Proposizioni con εἰ + indicativo / ottativo (proposizioni soggettive interrogative indirette)
Le interrogative indirette rientrano nella categoria delle proposizioni sostantive e possono svolgere funzione soggettiva. Si costruiscono con particelle interrogative (εἰ per le domande sì/no; pronomi e avverbi interrogativi per le domande con interrogativa parziale).
ἄδηλόν ἐστιν εἰ ἥξει. È incerto se verrà.
ζητεῖται τίς ἐστιν ὁ αἴτιος. Si cerca chi sia il responsabile.
Il verbo della subordinata va:
- all’indicativo, se esprime un fatto concreto e determinato;
- all’ottativo (senza ἄν), nel contesto del discorso indiretto o con valore eventuale.
Proposizioni infinitive soggettive
L’infinito può svolgere la funzione di soggetto, costituendo la forma più sintetica e idiomatica della proposizione soggettiva. Il soggetto logico dell’infinito, se diverso da quello della principale, è all’accusativo (costruzione accusativo + infinito); se coincide, è al nominativo (o è sottinteso).
καλόν ἐστιν ἀποθνῄσκειν ὑπὲρ τῆς πατρίδος. È bello morire per la patria. (soggetto dell’infinito = soggetto generico)
δοκεῖ τοὺς πολεμίους νικᾶν τοὺς Ἀθηναίους. Sembra che gli Ateniesi vincano i nemici. (accusativo + infinito)
Proposizioni con il participio (costruzione personale)
In certi contesti, soprattutto con verbi come φαίνομαι (apparire), δοκέω (sembrare), τυγχάνω (trovarsi a), il greco preferisce la costruzione personale con participio piuttosto che l’impersonale con infinito o ὅτι. In questi casi il soggetto grammaticale sale in principale e il participio concorda con esso.
φαίνεται νικῶν. Appare come vincitore / Sembra che vinca. (costruzione personale)
φαίνεται νικᾶν αὐτόν. (infinito, costruzione impersonale) Sembra che lui vinca.
I verbi reggenti: categorie semantiche
La scelta della costruzione è strettamente legata alla semantica del verbo (o dell’espressione) reggente. Si possono distinguere le seguenti classi:
Verbi ed espressioni di evidenza e manifestazione
Richiedono prevalentemente ὅτι/ὡς + indicativo oppure la costruzione con participio:
- δῆλόν ἐστι — è chiaro
- φανερόν ἐστι — è evidente
- δοκεῖ — sembra, è opinione
- φαίνεται — appare, risulta
- ὁμολογεῖται — è riconosciuto
δῆλόν ἐστιν ὅτι ψεύδεται. È chiaro che mente.
Verbi di certezza, sapere, annunciare
- δῆλόν ἐστι, ἀγγέλλεται, λέγεται, ἀκούεται
Con questi verbi, soprattutto in forma passiva impersonale, è frequente sia la costruzione con ὅτι sia quella con infinito (accusativo + infinito):
λέγεται τοὺς Πέρσας νικηθῆναι. Si dice che i Persiani siano stati sconfitti.
Verbi di necessità, convenienza, possibilità
Sono per natura impersonali e prediligono l’infinito soggettivo:
- δεῖ — bisogna
- χρή — è necessario
- προσήκει — conviene, spetta
- ἔξεστι / ἔστι — è possibile
- ἄξιόν ἐστι — è degno
- καλόν / αἰσχρόν ἐστι — è bello / vergognoso
- ἀνάγκη ἐστί — è una necessità
δεῖ ἀποθανεῖν πάντας ἡμᾶς. È necessario che noi tutti moriamo.
ἔξεστιν ἡμῖν σώζεσθαι. È possibile per noi salvarci.
Verbi di timore e speranza
- δέδοικα / φοβοῦμαι — temere → reggono μή + congiuntivo (timore che accada) o μὴ οὐ + congiuntivo (timore che non accada)
- ἐλπίς ἐστι — c’è speranza → regge infinito o ὡς/ὅτι
ἐλπίς ἐστιν ἡμᾶς σωθήσεσθαι. C’è speranza che noi ci salviamo.
La negazione nelle proposizioni soggettive
La negazione nelle soggettive segue le regole generali del greco:
- οὐ (e sue forme) per la negazione oggettiva (indicativo, infinito dichiarativo): δῆλόν ἐστιν ὅτι οὐ νικῶσιν. — È chiaro che non vincono.
- μή per la negazione soggettiva (congiuntivo, ottativo, infinito volitivo, participio): ἐλπίς ἐστιν μὴ ἀποθανεῖν. — C’è speranza di non morire.
Nelle interrogative indirette introdotte da εἰ, la negazione è μή quando si tratta di un dubbio o timore:
ἄδηλόν ἐστιν εἰ μὴ ἔλθῃ. È incerto se non venga.
L’anticipazione tramite il pronome dimostrativo τοῦτο
Un tratto caratteristico del greco è l’uso del pronome dimostrativo τοῦτο (neutro singolare) come soggetto anticipatorio nella frase principale, cui la proposizione soggettiva fa riferimento anaforico o cataforico:
τοῦτο δῆλόν ἐστιν, ὅτι οἱ πολέμιοι φεύγουσιν. Questo è chiaro: che i nemici fuggono.
Questa costruzione è frequente a scopo enfatico o per articolare con chiarezza il pensiero in testi filosofici e oratori.
Esempi testuali commentati
Da Platone, Apologia di Socrate (17a)
εὖ γὰρ ἴστε — τοῦτο ὑμῖν λέγω — ὅτι, εἰ ἐγὼ τοὺς αὐτοὺς τρόπους ἐχρώμην ἐν τῷ λέγειν οἷσπερ ἐν τῷ ἄλλῳ βίῳ, οὐδὲν ἂν ὑμᾶς ἔβλαψα.
Qui ὅτι introduce una proposizione oggettiva (non soggettiva), ma il testo mostra come la congiunzione funzioni in contesti di discorso diretto riportato.
Da Tucidide, I 1
Θουκυδίδης Ἀθηναῖος ξυνέγραψε τὸν πόλεμον … νομίζων μέγαν τε ἔσεσθαι καὶ ἀξιολογώτατον τῶν προγεγενημένων.
Accusativo + infinito in funzione oggettiva (νομίζων regge il participio-infinito): «ritenendo che sarebbe stato grande».
Da Senofonte, Anabasi III 1, 15
δῆλον ἦν ὅτι οἱ θεοὶ τοῖς Ἕλλησι μᾶλλον ἢ τοῖς βαρβάροις εὐμενεῖς εἶεν. Era chiaro che gli dei erano più benevoli verso i Greci che verso i barbari.
Proposizione soggettiva con ὅτι + ottativo obliquo (εἶεν, da εἰμί), per assimilazione al passato del reggente (ἦν).
Da Demostene, Olintiaca I 2
ἐκ δὲ τούτων ἁπάντων ἓν τοῦτο γνῶναι ῥᾴδιόν ἐστιν, ὅτι Φίλιππος οὐκ εἰρήνην ἄγει.
Soggettiva con τοῦτο anticipatorio: «Da tutte queste cose è facile comprendere questo: che Filippo non è in pace».




