Ha ancora senso leggere la Divina Commedia?

Dopo 700 anni ha ancora senso leggere la Divina Commedia?  Il poema dantesco ha ancora molte cose da dirci: di letteratura, di politica, di storia, di arte, di filosofia, di scienza, di religione, di vita; soprattutto di vita. Ci si può confrontare e lo si può discutere. Oscilliamo tra passato, presente e futuro, ci immergiamo in virtù e vizi che possono appartenerci o esserci estranei. L’amore, l’amicizia, la cultura, la passione, la fede, la misericordia, l’odio, la curiosità, il fervore, il rispetto, la comprensione; questi e altri sentimenti ci scuotono durante la lettura. Il viaggio di Dante è il nostro viaggio: inizia in un modo e finisce in un altro, durante il tragitto si assumono nuove consapevolezze. Possiamo leggere la Divina Commedia 700 volte e dare ogni volta un’interpretazione diversa a ciò che leggiamo, questo permette di confrontarci e discutere. Virgilio è la guida che accompagna il sommo poeta, rappresenta la ragione umana, mentre la sua amata Beatrice rappresenta la fede. E se Dante, Virgilio e Beatrice fossero tre parti della stessa persona? Dante è smarrito, impaurito, teme di non essere in grado di proseguire il viaggio: è la parte debole che frena l’uomo. Virgilio gli dà forza: è la parte razionale che induce a non aver paura, a non temere, a non far tremare le vene e i polsi. E’ la ragione che ci guida quando smarriti siamo offesi dalla viltà, la quale molte volte ostacola l’uomo e lo distoglie da un’impresa che dà onore, come una cosa falsamente vista fa volgere indietro una bestia, che piglia spavento. E Beatrice è la parte sana, l’amor proprio, la struttura solida, la forza interiore, la fede in noi stessi, quella che spinge la ragione a liberarci della codardia. Per questo scende nel limbo e parla con Virgilio: l’amico mio sincero, e non di un momento occasionale, sul pendìo deserto è così impedito nel cammino, che per la paura si è voltato indietro. E temo che si sia già così perso d’animo e che io mi sia mossa troppo tardi a soccorrerlo, per quel che io ho udito di lui in cielo. Ora va’ e aiùtalo con le tue parole suadenti e con ciò che serve alla sua salvezza, e ne sarò consolata. Io, che ti faccio andare, sono Beatrice e vengo dal luogo in cui desidero tornare. L’amore, che ora mi fa parlare, mi mosse fino a te.

Prof.ssa E. Gurrieri

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