Proposizione consecutiva del greco antico

Proposizione consecutiva del greco antico

Le proposizioni consecutive sono subordinate che esprimono il risultato o l’effetto di quanto enunciato nella proposizione principale. In greco antico esse costituiscono uno degli aspetti sintatticamente più ricchi e articolati dell’intera grammatica, poiché presentano una varietà di costruzioni, congiunzioni reggenti e modi verbali che riflettono la straordinaria capacità espressiva della lingua greca. Comprendere le consecutive significa penetrare nel cuore stesso della subordinazione greca e della sua logica sintattica.

A differenza di molte lingue moderne, il greco antico distingue con precisione tra l’effetto reale e concretamente verificatosi (consecutiva con indicativo) e l’effetto concepito come tendenza, intenzione o possibilità (consecutiva con infinito). Questa distinzione non è meramente stilistica, ma riflette una diversa percezione della realtà dell’evento espresso nella subordinata.

Le Congiunzioni Consecutive

ὥστε: la congiunzione principale

La congiunzione principale che introduce le proposizioni consecutive in greco antico è ὥστε (hṓste), derivata dalla combinazione di ὥς (hṓs, «come, così») e del pronome-particella τε (te). Essa è di gran lunga la più frequente e versatile delle congiunzioni consecutive e può reggere sia l’infinito sia l’indicativo (o altri modi del verbo finito), a seconda del tipo di consecutiva che si vuole esprimere.

La forma ὥστε si trova in tutti i grandi prosatori attici (Tucidide, Senofonte, Platone, Lisia, Demostene) nonché nella tragedia e nella commedia, e rappresenta il mezzo privilegiato per esprimere il nesso causa-effetto nella lingua classica.

2.2. ὡς: l’alternativa arcaica e poetica

La congiunzione ὡς (hṓs) può essere usata come equivalente di ὥστε nelle consecutive, specialmente nella lingua poetica e nei testi più antichi. Nell’uso classico della prosa attica è molto meno comune di ὥστε nelle consecutive proprie, ma ricorre con relativa frequenza in Erodoto, in taluni passi di Tucidide e nella lingua epica.

In certi contesti, ὡς introduce consecutive di tono più letterario o enfatico, contribuendo a un effetto di maggiore solennità rispetto all’uso corrente di ὥστε.

2.3. ἐφ’ ᾧ(τε): la consecutiva condizionale

La locuzione ἐφ’ ᾧ o ἐφ’ ᾧτε (lett. «a condizione che», «con la clausola che») introduce una particolare varietà di consecutiva che presenta al tempo stesso valore finale-consecutivo e condizionale. Essa regge di norma l’infinito presente o futuro e si trova spesso in contesti giuridici, politici e diplomatici, dove si tratta di stabilire le condizioni di un accordo.

Σπένδονται ἐφ’ ᾧτε ἑκατέρους ἀπιέναι. «Stipulano una tregua a condizione che entrambi si ritirino.» Nota: Consecutiva condizionale con infinito presente (ἀπιέναι). La condizione è parte integrante dell’effetto atteso.

I Due Tipi Fondamentali di Proposizione Consecutiva

La distinzione fondamentale nelle proposizioni consecutive greche è tra due grandi categorie, che si differenziano per il modo verbale usato e per il significato che esprimono: la consecutiva con l’infinito e la consecutiva con il verbo di modo finito (principalmente l’indicativo).

La Consecutiva con l’Infinito

Il tipo più comune di proposizione consecutiva in greco antico è quello che usa ὥστε seguito dall’infinito. Questo costrutto esprime una conseguenza presentata come naturale, logica, tendenziale o soggettiva: non si afferma che l’effetto si è necessariamente verificato nella realtà dei fatti, ma che esso è il risultato atteso, la tendenza naturale, la capacità o l’inclinazione che scaturisce dalla causa espressa nella principale.

Caratteristiche grammaticali

Nella consecutiva con l’infinito, il soggetto della subordinata coincide generalmente con quello della principale e non viene espresso esplicitamente (infinito senza soggetto espresso). Quando il soggetto della subordinata è diverso da quello della principale, esso viene espresso in accusativo, esattamente come nell’accusativo con l’infinito (AcI).

Il tempo dell’infinito nella consecutiva è determinato da considerazioni di aspetto, non di tempo assoluto: l’infinito presente indica azione continuativa o ripetuta; l’infinito aoristo indica azione puntuale e compiuta; l’infinito perfetto (assai raro in questo costrutto) indica un effetto persistente.

Esempi con ὥστε + infinito

Τοσοῦτος ἦν ὁ ψόφος ὥστε τοὺς πολεμίους φοβεῖσθαι. «Il rumore era così grande da spaventare i nemici.» Nota: Soggetto dell’infinito (τοὺς πολεμίους) all’accusativo, diverso dal soggetto della principale (ὁ ψόφος).
Οὕτω σοφός ἐστιν ὥστε πάντας νικᾶν. «È così sapiente da vincere tutti.» Nota: Soggetto dell’infinito identico a quello della principale: non si esprime. Infinito presente (νικᾶν) = azione continua.
Τοιαῦτα ἔπραξεν ὥστε πάντας θαυμάζειν αὐτόν. «Compì tali cose da indurre tutti ad ammirarlo.» Nota: Soggetto della subordinata (πάντας) all’accusativo. L’effetto è presentato come naturale conseguenza delle azioni.

La Consecutiva con il Modo Finito (Indicativo)

Il secondo tipo di consecutiva usa ὥστε seguito da un verbo di modo finito, principalmente l’indicativo. Questo costrutto esprime una conseguenza reale, effettivamente verificatasi: l’effetto è presentato come un fatto concreto, storicamente accaduto o presentemente osservabile. La consecutiva con l’indicativo è dunque più assertiva e fattuale rispetto a quella con l’infinito.

In questo tipo di costruzione, il soggetto della subordinata è sempre esplicitamente espresso (poiché si tratta di una forma verbale finita, non di un infinito), e la negazione è di norma οὐ (negazione reale), a differenza delle finali e di altri tipi di subordinate che usano μή.

Esempi con ὥστε + indicativo

Οὕτω σφοδρὰ ἦν ἡ νόσος ὥστε πολλοὶ ἀπέθανον. «La malattia era così violenta che molti morirono.» Nota: Consecutiva reale con indicativo aoristo: la morte di molti è un fatto storicamente avvenuto.
Τοσαύτη σιγὴ ἐγένετο ὥστε πᾶς τις ἠκούετο. «Ci fu un silenzio tale che si udiva ognuno.» Nota: Indicativo imperfetto nella subordinata: l’effetto è descritto come stato durativo nel passato.
Οὕτω καλῶς ἔλεξεν ὥστε πάντες ἐπῄνεσαν αὐτόν. «Parlò così bene che tutti lo lodarono.» Nota: Indicativo aoristo: l’applauso generale è presentato come fatto realmente accaduto.

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